Beppe Grillo, il megafono sordo

Bepper Grillo doveva ieri sera rilasciare un’intervista a SkyTG24; avrebbe dovuto rispondere dal suo camper ad alcune domande dell’inviato a Genova Fabio Vitale.
Nel primo pomeriggio, Grillo scrive su Twitter che l’intervista non si farà, senza dare nessuna spiegazione.

E’ probabile che le domande che la redazione di SKY aveva passato allo staff siano state ritenute non degne di risposta.

E’ ovvio che un atteggiamento di questo tipo sarebbe ritenuto inaccettabile per qualsiasi altro leader politico.
Solo che Grillo, lo sappiamo, ce lo ripetono i grillini da mesi, non è il leader politico del Movimento 5 Stelle, è soltanto il megafono.
Un megafono molto potente, perché diciamocelo chiaramente, la gente voterà Grillo, non il Movimento.
Senza di lui i grillini potrebbero aspirare all’1%.
Con lui, anche gli ultimi sondaggi più o meno segreti lo confermano, il M5S sfiora il 16%, ma potrebbe guadagnare ancora.

E quindi, viene da chiedersi da chi sia composta questa massa di italiani che Domenica prossima voterà per Grillo.
Conoscono il programma del M5S? Hanno un’idea di come potrebbe il loro movimento comportarsi in Parlamento?
Sanno chi verrà indicato da Grillo e Casaleggio come candidato premier quando verrà il momento di parlare con Napolitano?
Sono consci del fatto che Grilo non ha nessuna vera proposta per l’economia e che il referendum che vorrebbe proporre per la permanenza nell’Euro rischierebbe nel giro di un giorno di farci fallire?
Qualcuno di quelli che voterà per Grillo sa chi saranno le persone che in parlamento terranno le file dei gruppi parlamentari e che, come democrazia impone, indicheranno ai parlamentari come votare durante le discussioni?

Può un megafono tanto potente essere totalmente sordo alle domande di chi vorrebbe capire qualcosa di più di un movimento che potrebbe essere la terza, se non la seconda, forza del prossimo parlamento?
Uno non vale uno per un cazzo.

Il Movimento 5 Stelle è l’esempio più concreto di partito governato da una persona sola.
Domenica votate pure per Grillo, ma sappiate che, se qualcosa non vi dovesse andar bene, non avrete nessun circolo, nessuna segreteria di partito, nessun congresso, perfino nessun dibattito televisivo o radiofonico nel quale poter proporre i vostri dubbi.
Prendere o lasciare.
O va bene quello che dice il megafono o siete fuori.

Io credo che questa sia qualcosa di più di antipolitica.
E’ dittatura.

Per curiosità, vi propongo le domande che Fabio Vitale avrebbe dovuto sottopore a Grillo nell’intervista e che sono state pubblicate sull’account twitter di SkyTG24.

  • Voi proponete l’abolizione dell’Imu. Dove pensate di trovare i soldi?
  • Via l’Irpef e l’Iva? Da dove otterrete altre risorse?
  • La disoccupazione giovanile è al 36%. Cosa proponete in favore dei giovani?
  • Voi siete per l’abolizione di Equitalia?
  • Qual è la sua posizione su matrimoni e adozioni per coppie gay?
  • “Fuori dalle palle chi mi contesta”. è ancora della stessa idea?
  • Come risponde alle critiche sulle “Parlamentarie” definite voto per pochi intimi?
  • Ci spiega come funziona il Movimento 5 Stelle? Chi decide davvero?
  • Qual è il ruolo di Gianroberto Casaleggio?
  • Che risultato vi aspettate dalle urne?
  • In Parlamento siederete a destra o a sinistra?
  • Ipotizziamo: il M5S vince le elezioni. Chi fa il premier?
  • Cosa farà dopo le elezioni?

Luca

16 thoughts on “Beppe Grillo, il megafono sordo”

  1. >Io credo che questa sia qualcosa di più di antipolitica.
    >E’ dittatura.
    Non esageriamo.
    E’ populismo.
    La lega ad esempio ci campa da 20 anni, tipo con la storia di sparare agli immigrati ad alzo zero.

  2. Ma la Lega mica si sottrae alle domande. Risponde a modo suo, sono grezzi e xenofobi, ma sono un partito vero.

  3. >Su questo non hai torto. Sta di fatto che dire che siccome Grillo non va in TV è un dittatore mi pare forzato. Non è sufficiente dire che è un pezzente?

  4. A me pare impensabile che un leader di un partito si rifiuti di rispondere alle domande dei giornalisti. Questi andranno in parlamento senza che nessuno abbia un’idea di chi sia il gruppo dirigente che tirerà le fila.

  5. >Questi andranno in parlamento senza che nessuno
    >abbia un’idea di chi sia il gruppo dirigente che tirerà le fila.
    Dittatura sarà quando verranno a prenderci coi bastoni. Finchè sta gente la votiamo di nostra sponte…

  6. SI, la dittatura ovviamente è riferita alla gestione del movimento. Certo che, con queste premesse, io Grillo al governo del paese non ce lo vorrei vedere…

  7. io manco berlusconi non ci volevo vedere 🙁
    detto questo: riempiranno il parlamento di gente nuova, senza esperienza ma piena di entusiasmo, secondo me porteranno aria di cambiamento che farà cmq bene a tutti.
    e lo scontro con la “vita reale” farà soprattutto molto bene a loro.

  8. Esprimo liberamente i pensieri pre-elettorali che animano la mia mente di votante attualmente indeciso, dominati da una domanda che prevarica su tutte le altre:

    “Tu, che credi nella buona politica, nei programmi validi e nelle persone che li rappresentano…per quale motivo, sulla base di passate esperienze legate ad un partito che hai già votato ed hai già visto all’opera in diverse legislature e diretto in buona parte dalle stesse persone, dovresti credere che sia ancora possibile, credibile e materialmente realizzabile il loro attuale programma elettorale?”

    Ecco. Io, ogni volta che mi faccio una domanda del genere, mi avvicino al ragionamento classico del votante medio del M5S, e riesco perfino a capire il ragionamento “proprio perché non li conosco, preferisco votarli”.

  9. Concordo, e diciamo anche che se avesse vinto renzi non avrei avuto dubbi.
    Ma la combo “primarie candidato premier” + “primarie per i parlamentari” non è che la posso dimenticare facilmente, ed è un pro grosso come una casa.

  10. Diciamo pure che i partiti hanno fatto di tutto per far vincere Grillo.
    Dobbiamo però anche dar atto al PD di aver provato a far qualcosa di diverso dagli altri, con le primarie per scegliere il candidato premier e quelle per scegliere una parte di candidati al parlamento. Ci sarebbe tanto da fare di più e di meglio e non mi faccio grossissime illusioni sul prossimo governo. Ma qui si parla di un partito con un dibattito interno. Di là ci sono due squinternati che dalla sera alla mattina di buttano fuori dal partito uno perché si è presentato ad una trasmissione televisiva (tralasciando poi i discutibili rapporti con i NO Tav da una parte e Casa Pound dall’altra):

  11. io non posso scordare quello che esce dalla bocca di Rosi….e lei è una di quelle che è stata, è e sarà (purtroppo) il PD…mi rimane troppo nel gargarozzo…ma se da qui al 24 qualcuno dall’alto la richiamasse, solo che sono sempre i migliori ad andare via per primi!!!

  12. le tue analisi sono sempre interessanti.
    francamente ho due dubbi:
    – pizzarotti, amatissimo, e portato sul palmo della mano prima e dopo le elezioni, ora si trova con problemi enormi, che non sa gestire. esattamente come i giovani motivati che aprono un negozio in franchising. ecco, a me la coppia di fatto grillo-casaleggio fa venire in mente i farabutti che creano il franchising immobiliare.quando il premier (anche il pdl non si è sbilanciato sul nome) si troverà a dover reperire i soldi per la restituzione dell’imu o per le penali degli f-35, come farà?
    – perchè un marchio collettivo, come il movimento 5 stelle, deve essere equiparato a partito? il capitolato di uso del marchio non è uno statuto di partito, ma un codice comportamentale… una sorta di scientology all’amatriciana… eppure vedo gente intelligente dire “mi sono stufato voto loro”. ma stufato di che? e poi, dopo che l’hai votato? torniamo a votare tra sei mesi? che fortuna!

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