Voi che ve ne fregate dello spread

Mario Deaglio su La Stampa spiega piuttosto bene perché non possiamo fregarcene dello spread.

Il menefreghismo applicato al debito rappresenterebbe il suicidio finanziario, e non solo, del Paese per almeno tre motivi. Il primo – del quale si è avuto un segno premonitore con le forti cadute dei titoli bancari nella giornata di ieri – sarebbe rappresentato dal crollo delle banche, che hanno investito gran parte delle risorse finanziarie a loro disposizione precisamente in titoli del debito pubblico italiano, il cui valore precipiterebbe. Il secondo sarebbe la distruzione della cospicua parte dei risparmi finanziari degli italiani, investita in titoli statali. Il terzo sarebbe l’evidente difficoltà del Paese a trovare all’estero nuovi prestatori, dei quali avrebbe disperato bisogno.
L’Italia sarebbe costretta a riadottare la lira – o una nuova moneta nazionale – che si svaluterebbe immediatamente nei confronti dell’euro e del dollaro.

A questo punto, i risparmi non divorati dalla svalutazione del debito pubblico sarebbero distrutti da un’inflazione galoppante in quanto i prezzi dei beni importati andrebbero alle stelle, a cominciare da quelli dei prodotti petroliferi. Certo, le merci italiane ritornerebbero temporaneamente competitive, ma le imprese dovrebbero rapidamente rialzare i prezzi per l’aumento dei costi delle materie prime importate. La messa al bando dall’Unione Europea e la chiusura delle frontiere dei nostri partners alle merci italiane ne sarebbero ulteriori, possibili conseguenze.

Dietro al baratro finanziario si profilerebbe così un abisso economico-sociale, e quindi anche politico, un’eventualità della quale i cittadini devono prendere coscienza.

Lo so che nel paese di Biancanve lo spread non esiste, è una roba inventata dalla regina cattiva per soggiogarci ai suoi voleri.
La realtà è che se lo spread supera un limite critico, andiamo tutti a gambe all’aria.
Ed andare a gambe all’aria significa che il prossimo mese, ci dispiace, ma non possiamo pagarti lo stipendio.
E una volta tanto, partendo dai dipendenti pubblici.

Poi fate come vi pare.
Che ve lo meritereste pure lo spread a 600.

Luca

5 thoughts on “Voi che ve ne fregate dello spread”

  1. ma deaglio che economia studia? per lui sono più importanti 50 miliardi di pil persi che qualche centinaio di miglioni di interessi sul debito?lo sa che il debito pubblico italiano è per il 43% in mano a soggetti esteri (che nulla hanno a che vedere con i risparmiatori italiani) e solo per il 15 in mano a risparmiatori italiani?ma lo sa che il suo “disperato bisogno di trovare all’estero nuovi prestatori” significa contrarre nuovo debito? lo sa che storicamente la svalutazione non comporta inflazione (http://www.unich.it/docenti/bagnai/blog/Sval_04.JPG)? studiate l’economia se vogliate realmente avere voce in capitolo.

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