La nascita della destra italiana che non c’è

Ciò che è successo ieri a Bruxelles ha del paradossale e del profetico al tempo stesso.
I grandi leader europei suggeriscono a Monti di candidarsi alle elezioni e di creare evidentemente un nuovo partito e chiedono agli italiani di votarlo, questo partito che non c’è ancora.
Lo stesso Berlusconi, che ha fatto cadere il governo Monti, chiede a Monti di candidarsi e di costruire insieme a lui una nuova coalizione che posso governare l’Italia.

Questo è il lato paradossale. Leader di altri paesi che dicono ai cittadini di un altro paese chi dovrebbero votare e ex-leader italiani che ritrovano in quello che fino ad ieri era diventato il loro peggior nemico un’ancora di salvezza.

C’è anche una parte profetica, dicevo, ed è quella che vede di fatto nascere il primo abbozzo di una destra italiana europea, non populista e non xenofoba. Una destra che in Italia non c’è mai stata. E questa destra potrebbe essere sicuramente rappresentata da Mario Monti.

Parlo di profezia perché questa destra esiste per ora soltanto nella mente della Merkel.
Ce lo vedete Mario Monti alla guida di un partito fatto di Gasparri, Berlusconi, Montezemolo, Santanché, Fini e Casini?
Non è ovviamente proponibile.
Superato il berlusconismo (si, prima o poi lo supereremo), allora questa destra potrà nascere e Mario Monti ne potrebbe essere uno dei padri fondatori.

Da questo disegno resterebbe fuori la Lega che, in un paese finalmente bipolare, tornerebbe ad avere il ruolo che le compete, quello di opposizione.

E a sinistra?
A sinistra il partito già c’è, con dei punti da definire, con un elettorato ancora da consolidare, ma gia c’è.
Avere di fronte non un manipolo di squinternati, come ha avuto negli ultimi 20 anni, ma un partito di destra vero, non potrà che fargli bene.

Detto questo, pensare che tutto il cambiamento possa avvenire da qui a due mesi, pare un po’ utopostico, come scrive giustamente Stefano Menichini:

[…] occorre riconoscere che ieri l’Italia si è trovata catapultata in una dimensione politica che, sparito Berlusconi dalla scena, è assai desiderabile. E alla quale il sistema deve tendere: due coalizioni riformiste ed europeiste, leader non estremisti, soluzioni politiche e di governo alternative ma non visioni del mondo inconciliabili. Queste sono le dinamiche politiche, anche accese, in tutti i paesi occidentali.

Il Pd è pronto per un assetto del genere. Anche adesso. Perché è nato per questo, in una dimensione europea che il centrodestra fin qui non ha mai avuto. Prima l’Italia ci arriva, meglio è. Che accada nei prossimi quarantacinque giorni, ammetterete, è un po’ improbabile.

Luca