La ferita inflitta alla pace. Ma anche no

Questo è un post lungo e noioso, ma me l’avete chiesto voi e ora ve lo sorbite.

Ho un pubblico attento che mi chiede spiegazioni sul perché avessi qualche giorno fa ritenuto utile e condivisibile il post scritto da Andrea Sarubbi, deputato del PD ed ex giornalista RAI, nel quale commentava le parole del Papa che definivano i matrimoni gay come una ferita inflitta alla pace.

Mi lusingate, non pensavo che la mia opinione fosse così degna di attenzione, quindi vorrei un attimo precisare la questione.

Mi si dice che, come al solito, le parole del Papa sono state equivocate. Come dire, pure a noi queste parole sembrano sbagliate, ma la colpa è dei giornalisti che riportano sempre porzioni di discorso, estrapolandole da un riflessione più complessa.
Ci sarebbe da dire che se ogni santa volta equivocano quello che dici, forse varrebbe la pena rivedere un attimo la strategia di comunicazione, perché se io ti chiedo di passarmi il sale e te ogni volta mi passi l’olio, allora forse sono io che non so parlare.

Le parole, prese dal messaggio per il 1 Gennaio 2013, giornata mondiale della pace, sono queste.

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Queste parole seguono una dissertazione sulle violazioni contro la vita, quindi la ferita inflitta alla pace si riferisce probabilmente anche (e soprattutto) a queste:

Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente. Nemmeno è giusto codificare in maniera subdola falsi diritti o arbitrii, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia, minacciano il diritto fondamentale alla vita.

Detto questo, la semplificazione fatta dai giornali “I matrimoni gay sono una ferita inflitta alla giustizia e alla pace” è una semplificazione, appunto, ma è sostanzialmente corretta.
E’ quello che ha detto il Papa.
Se non vuoi che i giornali possano equivocare, separi bene le cose, prima parli degli attacchi contro la vita umana e li associ alla pace, e poi parli dei matrimoni gay. I giornalisti hanno fatto il loro lavoro.

Cosa aveva scritto Andrea Sarubbi di tanto bello e giusto? Sostanzialmente due cose.
La prima, che la politica dovrebbe farla finita di considerare le parole del Papa alla stregua di sentenze delle Corte Costituzionale.

[…]la colpa è tutta della politica, e in particolare di noi cristiani impegnati nel campo: se smettessimo di utilizzare le parole del Pontefice come se fossero sentenze della Corte costituzionale, magari faremmo un servizio a noi stessi e alla nazione. Ognuno di noi, sul tema, potrà avere le proprie convinzioni, ed è giusto confrontarci apertamente; per la credibilità che dobbiamo a noi stessi e alle istituzioni in cui operiamo, però, dobbiamo chiarire agli elettori che l’agenda politica dell’Italia si scrive solo in Parlamento. E vale pure per l’immigrazione, sia chiaro: il giorno in cui la destra si dirà favorevole alla cittadinanza ai figli degli immigrati soltanto perché lo ha sentito da Benedetto XVI nel post-Angelus, anziché confrontarsi con noi nel merito della questione, potremo portare a casa un risultato ma non sarà comunque una vittoria della buona politica. Ma i giornalisti, che non sono poi così fessi, hanno capito tutto in anticipo: e quindi la notizia di oggi – parliamoci chiaro – non sono le parole del Papa, ma la loro possibile ripercussione sull’atteggiamento delle forze politiche in campagna elettorale.

La seconda, che il Papa ha ucciso un moscerino con un bazooka.

C’è poi il secondo aspetto di cui parlavo, quello della metafora utilizzata da Benedetto XVI: già quando il Papa dice – e lo fa spesso – che il riconoscimento giuridico di unioni dello stesso sesso è “un attentato alla famiglia tradizionale” mi riesce complicato capire il nesso tra i due argomenti; quando arriva addirittura a scomodare “la pace”, poi, mi arrendo del tutto. E mi ritornano in mente la Gaudium et spes, che negli anni del Concilio Vaticano II cambiò le carte in tavola rispetto all’insegnamento tradizionale sulla teoria della guerra giusta, e – forse con un po’ di demagogia, lo ammetto – anche i 40 mila morti in Siria, dove pure l’omosessualità è espressamente vietata dal Codice penale, ma la pace non se la passa benissimo.

Che poi il messaggio del Papa sia stato divulgato poche ore prima della strage di Newtown è una coincidenza, tragica ed ironica, che ha fatto pensare un po’ a tutti: “Scusi, Santo Padre, stavamo parlando di ferite infiltte alla pace?”

Ma sulla casualità, le strategie di comunicazione non possono fare quasi nulla.
E’ solo un tragico ed amarissimo scherzo del destino, su cui i gay più ironici avranno sorriso, mentre altri avranno versato le nostre stesse lacrime, incattivite dall’essere stati considerati una minaccia contro la pace.

Ecco, spiegato meglio, il mio pensiero sul discorso di Benedetto XVI.
Nessun equivoco, il Papa quello ha detto.

Se poi, come mi si fa notare, il mio essere sempre in dissenso mi dovrebbe far riflettere sulla mia fede, questo è un altro discorso, vorrei rassicurare tutti.
Mi tocca rifletterci fin troppo spesso sulla mia fede.
Non è l’ennesimo discorso avventato del Papa a peggiorare la situazione.
Ci sono tristemente abituato.

Grazie comunque per il vostro interesse.

Luca

14 thoughts on “La ferita inflitta alla pace. Ma anche no”

  1. Ho letto tutto il discorso del Santo Padre riportata da Avvenire.
    La prima parte e` molto bella. Poi il discorso su aborto ed eutanasia lo comprendo, non lo condivido al 100% ma ha una sua logica. Quello sui matrimoni (o pacs o contratti) gay non lo capisco, non mi torna. Proprio perche` si tratta di principi “inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione”, come puo` la gioa di due persone intaccare la mia famiglia? Se Francesco ed Enrico festeggiano il loro amore e lo elevano ad impegno reciproco e nella societa`, esattamente come hanno fatto Angela e Giacomo, come puo` questo “danneggiare” e “contribuire alla destabilizzazione” dell’unione fra uomo e donna?

  2. Si, non è chiaro. Come non è chiaro in che modo ferirebbe la pace. Non mi risulta che in tempi in cui la Famiglia era una ed una sola le cose nel mondo andassero così bene.

  3. @eleonora:
    Io non ho niente contro Francesco ed Enrico, ma cose come queste costituiscono un danno eccome per Angela e Giacomo:

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/2-gennaio-2013/ospedale-padova-riconosce-mamme-gay-un-braccialetto-2113377478986.shtml

    Io, se in Ospedale dove nasce mio figlio mi danno il braccialetto con scritto “partner” o non “padre”, mi incazzo come una belva. Ditemi per quale motivo al mondo io cesso di essere padre. E per quale motivo al mondo mio figlio non deve avere il padre “braccialettato” come tale. Solo perchè qualcun altro (o altra) non lo può essere per natura?
    Ecco, è questa follia che sta montando che in realtà mi spaventa. E la follia non è una gran cosa….E l’omofobia non c’entra nulla.

  4. Eh già… e così il folle che crede che un bambino debba avere un padre e una madre sono solo io… ok. Ma tanto è solo questione di tempo e questo non si potrà più dire

  5. rispetto la tua preoccupazione, ma non riesco, anche sforzandomi, a trovare niente di preoccupante nella storia del braccialetto. magari, invece di “partner”, avrebbero potuto scrivere semplicemente “genitore”.
    per quanto riguarda la discussione psicoanalitica sui genitori gay, credo sia un piano diverso da quello politico e, comunque, troverai psichiatri che diranno tutto e il contrario di tutto

  6. Ecco invece che proprio la tua risposta tradisce la svolta culturale in atto! Non potevano scrivere “genitore” proprio perchè etimologicamente e biologicamente una delle due non lo poteva essere! E allora, pur di non prendere atto di questa semplice verità, hanno inventato ‘sta cosa del partner. Peccato che il braccialetto serve proprio ad abbinare il figlio con i genitori, non per sancire che due stanno insieme….

  7. Secondo me no. Continuo a credere che ci sia ancora molta distanza tra quello che si vede e si fa vedere con forza e quello che la gente vuole veramente. Continuo a credere che nessuna persona dotata di buon senso possa confondere a tal punto la realtà da non capire che un bambino nasce solo da un uomo e da una donna e che tutto il resto è solo violenza e sopruso proprio nei confronti di quel bambino tanto desiderato. Continuerò a crederlo anche quando il dire questo diventerà (molto presto) un reato e continuerò a benedire un Papa che sa andare controcorrente, a dispetto di tutte le “svolte”.
    Amen….

  8. Non credo nessuno possa negare che un bambino nasca da un uomo e una donna. Qui si parla di permettere a coppie gay di adottare dei bambini. Non ti so dire se sia giusto o sbagliato, ma non confondiamo le cose.

  9. Ecco bravo, non confondiamo le cose. Nel caso dell’ospedale di Padova non si tratta di un’adozione. E se si dà l’ok all’adozione come puoi non dare l’ok alla maternità surrogata a due uomini o all’eterologa a due donne, o viceversa? Dai su, non ci prendiamo in giro con i giochi di parole.

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