Quando separare un bambino dalla famiglia è cosa buona

Sulla questione del bambino di Padova allontanato dalla famiglia e trascinato via da scuola, su cui è nato tutto un grande coro di sdegno, ed a cui si stanno collegando altri casi, vi consiglio la lettura di questo racconto, fatto dalla figlia di un’assistente sociale.

La mia mamma è un’assistente sociale del servizio per la tutela dei minori. Conosco a memoria le facce scure ogni volta che c’è da fare un allontanamento, le notti insonni e le crisi di pianto. Ci sono anche quelle. Conosco i dubbi, le paure. Conosco le minacce. […]

Le assistenti sociali del servizio minori di tutta Italia conoscono gli allontanamenti che voi avete visto in quel video. Conoscono le grida dei familiari, conoscono gli strattoni dei bambini che il più delle volte sono pronti a difendere a spada tratta genitori che abusano di loro. Se hai dieci anni e la zia ti grida disperata di scappare tu scapperai, perché ti sembra la cosa giusta. Ma non sempre lo è, e ci sono istituzioni, un tribunale e specialisti, operatori, psicologi, psichiatri e tanti altri che hanno valutato quella situazione.

Nel caso di Padova c’è una sentenza del Tribunale dei Minori di Venezia che ha tolto la patria potestà alla madre. Chiedete, provateci vi prego, a un esperto del settore: vi dirà che la patria potestà viene tolta solo in casi gravissimi e se ne valutano tutte le conseguenze. Perché a scuola? Per quattro volte, a casa, non si era riusciti ad eseguire l’allontanamento. La scuola era l’ultimo tentativo: se il bambino si rifiuta di andarsene da una situazione di profondo disagio e pericolosa per la sua salute mentale e fisica, sì, allora anche le maniere forti sono necessarie. Lo so che è il lato scomodo della storia, so che parteggiare con bandiere e striscioni per il bambino maltrattato e la zia con il cellulare in mano è bello, ma la vita è molto più complicata di così. I familiari si appostavano da mesi davanti alla scuola per filmare questa scena. Chiedetelo sempre agli operatori dei servizi, quelli di cui nessuno si ricorda mai quando le cose vanno bene, ma contro cui tutti sono sempre pronti a puntare il dito: ne conoscono a bizzeffe di scene così. Perché la più difficile delle ammissioni è quella di non essere in grado di fare il padre o la madre o lo zio, e quando tutto va a scatafascio, un figlio o un nipote possono essere il solo punto fermo. Ma un bambino di dieci anni non merita di essere l’unica ancora di salvataggio di una famiglia allo sbando, merita la spensieratezza e non la responsabilità. Per questo si allontanano i bambini e si chiamano le assistenti sociali.

Stasera a Padova si terrà una fiaccolata in segno di solidarietà alla mamma del bambino.
Ecco, stasera state a casa, niente fiaccole.
Che le cose sono sempre tanto più complicate di quanto noi vorremmo che fossero.

Luca

2 thoughts on “Quando separare un bambino dalla famiglia è cosa buona”

  1. Grazie Luca. Come famiglia affidataria non possiamo che restare basiti per l’ennesima dimostrazione di superificialità dei mass media di fronte a storie che dovrebbero essere lasciate nelle mani di chi conosce le vicende e ha le competenze per gestirle. Purtroppo noi Italiani siamo all’occorrenza tutti Allenatori, tutti Primi Ministri, tutti Sindaci e, quindi, tutti Giudici. Detto questo, devo dire che non sempre dai Servizi Sociali hai quella preparazione e sensibilità che ti lascia tranquillo di fronte a decisioni così serie. ma la soluzione non è un’opinione pubblica manipolata ma piuttosto una presenza qualificata del Terzo Settore all’interno dei Servizi che svolga anche una funzione di controllo.

  2. quoting.
    (sia lucacicca che sebatian)
    ma avete letto cosa e` stato scritto contro le forze di polizia su questa vicenda? Il caso del bimbo di Padova e` stato associato, fra gli altri, a quello di Aldovrandi. A me sembrano l’esatto opposto… e una nazione in cui si attacca, a prescindere, qualsiasi cosa le istituzioni facciano fa veramente paura.

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