Quando bisogna smettere di ridere ed iniziare ad avere compassione

Sara Tommasi non è più una persona di cui ridere, ma della quale avere compassione

Ci siamo tutti molto divertiti con Sara Tommasi e con la sua divertente voglia di farsi vedere e di rendersi ridicola.
Una ragazza molto bella che gira per l’Italia spogliandosi in pubblico, un giorno si e l’altro pure, per sposare alcune improbabili campagne di opinione non poteva che farci sorridere ed ammiccare.

Su di lei si è riversato un interesse morboso. Su questo blog, nell’ultimo anno, la maggior parte delle persone che vi arriva da un motore di ricerca, lo fa cercando “sara tommasi” tra le immagini ed atterrando su un mio post in cui c’è una foto, nemmeno discinta, della nuova eroina dell’internet italiana. Manco a dirlo, quel post è quello più visto del mio blog.

Bene, la Tommasi cercava la notorietà? L’ha trovata. Che male c’è?.

Beh, ora inizia ad esserci qualcosa di male, perché è evidente che la Tommasi è strafatta di cocaina ed il giochino inizia ad essere di cattivo gusto.

Lo scriveva nei giorni scorsi Selvaggia Lucarelli

Che questa ragazza, che santa probabilmente non è mai stata, che in passato avrà forse scelto coscientemente di prendere qualche scorciatoia e di inquinarsi l’anima per qualche ambizione cretina, oggi non sceglie un bel niente. È un burattino i cui fili sono mossi a turno dalla sua drammatica alienazione e dai cinici approfittatori che vanno a beccare come avvoltoi sulla carcassa di una ragazza fragile. E non si può far finta di non sapere e di non vedere. Le persone che le sono state vicine e che ancora oggi la vedono sempre più sporadicamente, raccontano episodi che non sono per niente rassicuranti. Parlano di un padre che non è in grado di aiutarla e di una madre che due anni fa l’ha convinta a farsi seguire da alcuni specialisti vicino Bologna. Dicono che Sara stava meglio, ma che poi ha smesso di farsi aiutare. Che nessuno la può costringere, se lei non vuole. Girano aneddoti inquietanti sul suo corpo che sarebbe spesso ricoperto di lividi, sulla sua insonnia patologica, su suoi bizzarri approcci con l’altro sesso su taxi e treni, sul suo girare senza slip ovunque, su sms assillanti (si dice in particolar modo a Fabrizio Corona), sul linguaggio sboccato. Se ne parla poco, pubblicamente, per pudore. Quello stesso pudore però non impedisce a stampa e tv di parlare della nuova pellicola hard di Sara Tommasi, che è solo il punto più basso e deprimente di questa triste parabola il cui finale mi preoccupa non poco. Si intitola «Sara contro tutti», il suo film porno, ma forse avrebbe avuto quella punta di realismo che tanto piace agli appassionati del genere , se l’avessero intitolato «Tutti contro Sara», dove quei «tutti» sono coloro che si stanno rendendo complici di questa squallida storia.

Insomma, il giochino “Ridiamo di Sara Tommasi” è finito.
L’immagine da quel mio post l’ho tolta; il post lo lascio, perché in realtà avevo difeso la sua dignità di donna, nel periodo di “Se non ora quando”.
Però finiamola.

Luca

One thought on “Quando bisogna smettere di ridere ed iniziare ad avere compassione”

  1. sorrido, pensando che tu attragga contatti nell’illusione di soddisfare la curiosità degli internauti interessati a foto osè…
    per la tommasi ho compassione da quando si è evidentemente potuto constatare che non era stata in grado di usare il proprio corpo per lanciarsi (come penso sperasse di fare con il calendario di max), ma solo per crearsi una nicchia nella giungla sovraffollata del “guardare e non toccare”…
    gli ultimi video – in cui ostentava le sue grazie a cani e porci – a me hanno fatto da subito una gran tristezza, perchè erano l’evidenza di qualcosa che andava oltre la libertà di ognuno di usare il proprio corpo come meglio crede. Ho come la sensazione, però, che la cocaina (e altre sostanze) sia solo una concausa del suo “non starci troppo con la testa”…

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