Morosini

Le riflessioni sul comportamento dell’informazione in occasione della morte di Morosini

Sulla storia bella e triste di Alberto Morosini si è già detto molto, perfino troppo.

Vorrei evidenziare, però un paio di cose piuttosto indicative del modo di fare informazione in Italia.

Non sempre quando muore un atleta dobbiamo per forza invocare il doping o qualche altra pratica farmacologica strana. E nemmeno dobbiamo invocare sempre la stanchezza degli atleti. Morosini giocava con il Livorno in serie B, dove si gioca una volta a settimana. La stanchezza non c’entra, non c’entra probabilmente niente nemmeno il doping. E’ sempre la solita questione che la gente muore e, purtroppo, a volte muore da giovane e senza preavviso.

L’accanimento dei telegiornali sulle immagini di Morosini che muore. La partita è andata in diretta, l’hanno vista tutti, i video gireranno per sempre su internet, non si torna indietro. Detto questo, si poteva evitare l’accanimento su quelle immagini. Si poteva evitare di far rivedere i momenti della morte per tutto il santo giorno. Abbiamo capito. Grazie.

C’è poi il caso della prima pagina di ieri del Tempo, dove Mario Sechi ha deciso di pubblicare l’immagine di Morosini che rantola sul prato, e su quello ovviamente non c’è niente che possa giustificare la sua scelta. Se parli di un incidente stradale, non è che pubblichi la foto dei morti straziati, non ce n’è bisogno.

Poi ovviamente la caccia al colpevole, perché ci deve essere sempre qualcuno contro cui scagliare le nostre pulsioni. In questo caso è il vigile che avrebbe lasciato la macchina nel mezzo. E allora dagli al vigile assassino.

In tutto questo, per una volta, ad uscirne bene è stato lo sport, con le partite ferme, i minuti di silenzio in tutti gli eventi, il lutto al braccio dei giocatori del Barcellona, la solidarietà verso la sorella di Morosini.
Prendiamo il buono di questo evento triste, e lasciamo andare il resto.

Luca

2 thoughts on “Morosini”

  1. “La stanchezza non c’entra, non c’entra probabilmente niente nemmeno il doping. E’ sempre la solita questione che la gente muore e, purtroppo, a volte muore da giovane e senza preavviso.”

    Esatto. Anche questa frase ricorrente “non si può morire a 25 anni per giocare a calcio” è una delle più stupide che si sentono in questi giorni. Si può morire invece. Anche senza preavvisi, anche con tutte le visite e i severi test fisici a posto. E’ capitato ad un ragazzo che giocava in serie B, potrebbe capitare anche al giocatore più pagato del mondo. Dispiace, certo, ma è così.

  2. Sono daccordo Luca.
    Di tutta questa storia quello che mi rislta agli occhi è dover trovare perforsa qualcosa e qualcuno di cui sparlare. Anche quello dell’ambulanza è un falso problema. E’ probabilemnte figlio della cialtroneria italiana in materia di primi soccorsi. Se 30 anni fa l’ambulanza doveva prendere la persona di forza e portarla il più velocemente possibile all’ospedale, ora la verità medica è quella che prima la persona va stabilizzata e poi portata in ospedale.
    I vari operatori del 118 che hanno fatto corsi in azienda, ci hanno sempre raccontato di come avvolte debbano perdere tempo a calmare individui urlanti che ce l’avevano con loro perchè non partivano a corsa verso l’ospedale.

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