Un naufragio ed il primo giorno di libertà

Con il garbo che lo contraddistingue, Adriano Sofri ha terminato di scontare la sua pena senza fare proclami.
Una politica debole e codarda non ha mai voluto scegliere cosa fare di lui, fino alle ultime penose messe in scena del Ministro Castelli (si, Castelli è stato Ministro della Giustizia).
Sofri avrebbe meritato la grazia, come molti altri direte voi, si come molti altri.
Ma lui sicuramente la meritava.

Ora è libero e la prima cosa che ha fatto è stata quella di andare all’Isola del Giglio per raccontare quello che succedeva là.
Il suo articolo è molto bello.

Leonardo tiene le mani sprofondate nelle tasche e parla col mento dentro il colletto, come un lupo di mare. Ha un suo battellino a remi, ha dieci anni, fa la quarta. “La mamma mi dice: ‘Oh, apri la finestra’. C’era il saluto della nave”. Al Giglio – spiega la mamma – il suono della sirena si dice “tufare”: la tufa era la conchiglia in cui soffiare. “Ho salutato. Loro erano in pericolo, noi non ce eravamo accorti, aspettavamo i tre fischi. Poi abbiamo capito e l’allegria è finita. Hanno buttato l’ancora, i megafoni dicevano Calma, i passeggeri urlavano. Il babbo è uscito con la barca ad aiutare. Il babbo è pescatore, meccanico e ormeggiatore. Quando hanno cominciato ad arrivare le scialuppe ero già sulla punta del molo. Arrivavano zuppi. La mamma mi ha detto: adesso tu vai a letto. Ma adesso io non avevo sonno. Portavamo le persone alla chiesa, abbiamo distribuito l’acqua, il tè e le coperte. Piangevano, volevano andare a casa, non si capivano. I bambini piccoli li mandavamo all’hotel Bahamas o all’asilo”.

Luca

5 thoughts on “Un naufragio ed il primo giorno di libertà”

  1. L’avevo letto ieri, davvero bello, scritto con uno stile così diverso dal solito che usiamo leggere sui quotidiani, molto “letterario”.

  2. Perché aveva dato ampiamente dimostrazione di essere un cittadino riabilitato. Senza nemmeno voler entrare nel merito del ridicolo processo che l’ha condannato.

  3. Sofri non l’ha mai chiesta perché sarebbe stato come ammettere di essere colpevole, e lui si è sempre professato innocente. Quindi il ministro della giustizia avrebbe dovuto richiederla al presidente della repubblica (l’unico che può dare la grazia) e su questo punto tutto si è arenato.

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