La liberalizzazione dei farmaci

Filippo Facci spiega perché i farmacisti si oppongano alla liberalizzazione dei farmaci da banco ed evidenzia una contestazione che invece non viene mai fatta

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Filippo Facci ha scritto un’analisi interessante e condivisibile sulla liberalizzazione dei farmaci da banco e sul perché i farmacisti si oppongano.

Intanto: nessuno parli di libero mercato dei farmaci perché si tratta soltanto di una parziale liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli cioè a totale carico del cittadino. Tipo: Aspirina, Moment, queste cose. In concreto questi farmaci non si venderebbero solo nelle 16mila farmacie italiane, ma anche in tremila parafarmacie: quando leggete che i farmaci verrebbero venduti «nei supermercati» significa soltanto che pochi megastore avrebbe facoltà di ospitare una parafarmacia; dietro il bancone oltretutto ci sarebbe un farmacista, non un fruttivendolo. Se volete comprare un farmaco di fascia C, in sintesi, lo comprerete comunque da un farmacista e i vantaggi apparenti appaiono ovvi: più offerta, più mercato, orari più elastici, potenziale abbassamento dei prezzi (effetto primario di una liberalizzazione) e meno code e vagabondaggi alla ricerca di una farmacia aperta, o davanti alla quale umiliarsi alla lettura di complicati cartelli.

Facci dice che, tra tutte le contestazioni fatte alla liberalizzazione, i farmacisti si sono forse dimenticati quella più importante.

C’è un dato semmai interessante, credo, che i farmacisti potrebbero approfondire e pubblicizzare con maggior decisione: che nei paesi in cui la vendita e circolazione dei farmaci è più semplice e libera che da noi – negli Stati Uniti, per esempio – il tasso di mortalità per assunzioni sbagliate di farmaci è molto più alto che da noi: se le multinazionali o l’Oms fornissero dati un minimo affidabili, su questo, si potrebbe avviare una discussione. Ma è un discorso che si farebbe ampio e che porterebbe sino a una farmaceutica che forse si sta progressivamente allontanando dal suo obiettivo primario: la salute e il benessere delle persone. La ricerca dei profitti, in questo campo, coincide ormai da molto tempo con gigantesche imprese di marketing che orientano la ricerca scientifica e inducono al bisogno di farmaci spesso inutili quando non dannosi. Non scopro nulla, ma forse occorrerebbe tornare a riflettere sulla medicalizzazione della società. Difficile però che accada a margine di un dibattito sulle parafarmacie, mi rendo conto.

Luca