Nazismo, caro Odifreddi. Si chiama nazismo

A me pure dispiace dar peso alle parole di Piergiorgio Odifreddi, il cui anticlericalismo ha probabilmente ragioni più psicologiche che non filosofiche.
A furia di spararle grosse, succede però che poi la spari veramente troppo grossa.
E non si può far finta che Repubblica non gli abbia pubblicato questa cosa, senza una nota di biasimo.

Una procreazione responsabile richiederebbe anzitutto e soprattutto la considerazione e la difesa del diritti dei nascituri. Diritti che includono quelli enunciati in teoria dalla Costituzione: salute, istruzione, lavoro. Ma anche quelli rivendicati in pratica da chiunque: benessere, felicità, autorealizzazione.
In mancanza di adeguate prospettive che rendano l’adempimento di queste condizioni se non certe, cosa ovviamente impossibile da assicurare, almeno probabili e prevedibili, i tribunali dovrebbero intervenire per impedire la procreazione. Anzitutto, in maniera preventiva, forzando all’uso di anticoncezionali. E poi, quando la prevenzione avesse fallito, imponendo la cessazione della gravidanza.

Si, i tribunali dovrebbero intervenire.
Che intervenissero, caro Odifreddi.

Luca

12 thoughts on “Nazismo, caro Odifreddi. Si chiama nazismo”

  1. C’è da dire che le campegne di difesa ad oltranza del diritto alla vita, più che corrette, di principio, ma poco solide, nei fatti e nella coerenza, spingono a reazioni avverse e pensieri srastici. Anche a me capita spessissimo di pensare che a molti ‘adulti’ andrebbe proibito di default di fare danni all’umanità, procreando vittime di un sistema debole e fallimentare, fin dall’inizio. Difendiamo la vita in ogni sua forma: mi sta bene. Ma la salute è una questione imprescindibile al vivere e non viene ugualmente tutelata.
    Sottoscriverei quella frase, come pensiero estremo; non come principio da perseguire realmente. L’intelligenza va allenata e mi piacciono le prove concrete di un valore morale.

  2. A me Odifreddi pare uno Sgarbi della matematica… Persona preparatissima, che ha mandato al macero le proprie competenze (su cui non sindaco) per diventare tuttologo. Il mercato dell’informazione ha bisogno di gente così per sopravvivere, e così dà spazio. Quest’affermazione è aberrante, oltre che in controtendenza con le analisi socio-demografiche, che dimostrano che in tempi di crisi (quando “benessere, felicità, autorealizzazione” vengono di solito meno, almeno il primo dei tre) la natalità aumenta…

  3. @saamaya: se ognuno di noi per poter nascere avesse dovuto aspettare una polizza sanitaria che gli garantisse la totale immunità da rischi, malattie e tristezze varie, saremmo ancora nel libro dei sogni. In realtà se non c’è la vita, non ha senso parlare di salute e se non c’è vita non ci sono opportunità. Noi dobbiamo creare opportunità, non impedire la vita. e da questo punto di vista concordo sul fatto che il messaggio senza testimonianza resta sterile e a volte irritante. Ma la testimonianza con i fatti e ciò a cui siamo chiamati. “Provocazioni” come quelle di Oddifreddi sono un insulto alle potenzialità dell’animo umano, alla sua fantasia, ottimismo e apertura all’altro.

  4. Scusate, nel mio pst è saltato un accento:
    “Ma la testimonianza con i fatti è ciò a cui siamo chiamati”

  5. La cosa aberrante è pensare che possa esistere un tribunale capace di decidere chi deve vivere e chi no.
    Sulla base di cosa potrebbe decidere?

  6. il terreno e` scivoloso…. la questione non e` se il tribunale debba decidere chi vive o chi muore, il tribunale deve difendere la volonta` di una persona nell’avvalersi di un diritto o meno.
    Fosse stato il contrario? fosse stato che la ragazzina avesse deciso di abortire ed i genitori non avessero dato il consenso?

  7. Guarda, non mi riferisco al caso specifico, che è una questione personale sulla quale mi astengo dal dare un giudizio. La cosa aberrante secondo me è pensare che un giorno un tribunale decida che tu devi usare obbligatoriamente anticoncezionali o che devi abortire forzatamente.
    E’ una cosa, oltre che nazista, anche anticostituzionale.
    E i parametri per decidere se devi abortire o meno chi li stabilisce? Il reddito? I metri quadri della casa dove abiti? Il tuo stato di salute? Il quartiere dove vivi?
    E poi come facciamo?
    Mandiamo i carabinieri la mattina a farti prendere la pillola? E ti portiamo ad abortire scortata dai poliziotti?

    Mah…

  8. ma .. biopunk non lo so.. in cina mi pare ci siano già leggi che obbligano le coppie ad avere un solo figlio, non so però come la mettano in pratica, ammetto la mia ignoranza

  9. La Stampa

    La legge proibisce alle coppie di avere più di un figlio (ne possono avere 2 le famiglie contadine se la prima è femmina, oppure le minoranze etniche) e punisce con gravi sanzioni pecuniarie e discriminazioni sul lavoro chi viola il divieto. Grazie a un’organizzazione capillare che si basa sul controllo di oltre 80 milioni di impiegati, ad ogni provincia, città, villaggio viene fissata una quota annuale di nuove nascite. Per rispettare la quota i rappresentanti dell’Ufficio per la popolazione ricorrono ad aborti forzati (anche al nono mese), sterilizzazione delle donne e dei maschi, enormi multe fino a uno-due anni di salari annuali per chi ha un secondo figlio.

  10. Per quanto riguarda la Cina, ci sono evidenze documentate di soppressione di bambini anche dopo la nascita, senza contare che un aborto al nono mese (di cui vi risparmio la tecnica ma vi dico che è legale anche in alcuni Stati d’America) è sostanzialmente la stessa cosa. Chissà cosa ne pensa Oddifreddi
    @eleonora: da noi l’aborto non è un diritto insindacabile ma una soluzione drammatica di un conflitto che il legislatore italiano ha risolto sottoponendo la scelta della donna a precisi limiti. Può piacere o no, ma questo dice la 194. La previsione dell’intervento del giudice in caso di minorenne serve a garantire che la ragazza decida senza pressioni, ma il giudice non ha poteri decisionali. Dice infatti la legge che il giudice “può autorizzare la donna a decidere per l’interruzione”

  11. PDelprà: a quanto leggo, e a quanto ho capito dal caso in questione (che in sè fatico a non giudicare, ma che a mio avviso sempre merita humana pietas), il giudice è uscito dai compiti consentiti dalla legge, costringendo – de facto – la minorenne ad accettare la decisione dei legali tutori… ho mal compreso?
    lasciando da parte (a fatica, ammetto) che si stia trattando di una vita umana, mi pare che se ho ben compreso sia una deriva preoccupante…

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