Svegliati belin

Marco Imarisio sul Corriere di oggi.

Questo fagotto avvolto in una giacca dei vigili del fuoco che passa di mano in mano era una bambina che si chiamava Janissa. Bennardo Sanfilippo lo pesca dall’acqua nera con una mano, appoggiandosi alla ringhiera, sperando che sia una bambola. Lui è una guardia penitenziaria, stava portando un detenuto al Pronto soccorso quando ha saputo. Sta scavando a mani nude, si è buttato qui dentro per cercare sua moglie Angela, e ancora non sa che anche lei è in questo sottoscala diventato pozzo, una tomba d’acqua che ha inghiottito sei esseri umani, a cento metri dal centro di Genova. La guarda, non sa cosa fare. Comincia a cullarla, la tiene tra le braccia, «svegliati belin, svegliati ti prego». Un pompiere gliela prende con delicatezza, e intanto piange, la copre con il suo giaccone, ma non sa a chi darla, Janissa viene deposta sul marciapiede dall’altro lato della strada. Ha la faccia gonfia di chi è morto annegato, indossava una felpa rosa di Hello Kitty, tra un mese avrebbe compiuto il suo primo anno di vita.

Luca

One thought on “Svegliati belin”

  1. ultimamente si parla solo di morti. e pensi a quanto poco ci vuole per perderla. O meglio che i tuoi cari possano perderla. E il tutto è così straziante che forse giro e mi annullo a vedere amici o il grande fratello.

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