La festa è tua, piangi pure, piangi ancora un po’, ma torna

A te questa cosa della Winehouse ti ha colpito, vero?
Mi chiedeva ieri la mogliera che mi sentiva ascoltare video della Winehouse su YouTube.
Si, mi ha colpito. Perché è una cosa che tutti sapevamo che sarebbe successa e poi è successa davvero. E perché era una molto brava ed anche capace di vendere dischi in un periodo in cui non li vende più nessuno.

Così mi è venuto in mente un post molto bello che aveva scritto Matteo Bordone qualche settimana fa, dopo il tragico e commovente concerto della Winehouse a Belgrado.

Il problema è che, anche se Amy Winehouse sale sul palco conciata così, e quindi i suoi concerti diventano un evento mediatico da condividere sui socialini per riderne, fare mammamia, te pareva, resta comunque il fatto che questa sa cantare, sa scrivere, è un colosso della musica popolare contemporanea, non è un fenomeno sociale, non è una tossica fascinosa bollita, non è quella delle foto a qualunque ora mentre scivola dentro la propria casa perché ha dimenticato le chiavi, o meglio è tutto questo, cazzo se lo è, lo è eccome, e lo è in un modo che è successo forse a Britney e a lei a questo livello, ma è anche l’unica popstar capace di mettere in piedi un capolavoro in questi tempi di dischetti e progettini, un disco da cui cavare solo singoli, cantato e suonato e prodotto come un disco fatto per durare nel tempo, di quando i dischi contavano, funzionavano, che se li fai così funzionano ancora, e insomma tutto il resto è perfetto per la stampa, perfetto per la sociologia di costume da due lire, ma non basta, non basta più o non è mai bastato per tenere botta, e quello che ha sempre messo a tacere tutto è la capacità di questa ragazza di aprire la bocca, cantare, e mandarli tutti a casa. E allora va bene, la festa è tua, piangi pure, piangi ancora un po’, ma torna, torna, porcaputtana, perché il circo, i vaffanculo, le bizze e l’amara parabola della stella del pop hanno rotto i coglioni da tempo.

Luca