Sempre pronti all’autocritica

perché con quella c aspirata e quel senso dell’umorismo da quattro soldi, i toscani hanno devastato questo paese

La serie televisiva Boris è per me fonte di aforismi e di insegnamenti.

Ora, essendo nato a Siena, lavorando a Firenze, contornato da livornesi e da pisani, diciamo che la toscanità mi avrebbe anche sufficientemente stuccato.

I miei colleghi non toscani, specialmente quelli romani, citano spesso questo spezzone di Stanis.
È perfetto.

… perché con quella c aspirata e quel senso dell’umorismo da quattro soldi, i toscani hanno devastato questo paese

Luca

9 thoughts on “Sempre pronti all’autocritica”

  1. Caro Senese lavoratore in Firenze, ti ci farei stare un pochino fuori dalla Toscana!!!!! :)))
    ….a Roma dove tutti sono “er mejo”, o a Milano, dove mi dicevano: “Ué, ma come diamine parli?!?!?” o con “l’umorismo” dell’alta Emilia!!!
    L’unico posto che rimpiango un pochino per la simpatia è Bari, lì sono fenomeni!!!
    “….addio buaioli….”

  2. Di ritorno dalla mia “vera” luna di miele con mia moglie in Messico (crepate…), l’altro ieri aspettavo i bagagli a Fiumicino e constatavo, ascoltando alcune allegre “commari” romane che discettavano con amenità varie, come io non sia più in grado di tollerare l’accento romanesco.
    Penso che la lontananza in fondo purifichi….

  3. dopo quindici giorni di full immersion alle cinque terre a casa di un cugino autoctono (e quindi frequentando esclusivamente autoctoni) un venerdì sera (il primo di agosto) ho sentito i miei conterranei che hanno invaso il paese. mi sono girato spaesato guardando cugino e amici vari e ho detto “vi prego, non ditemi che parlo così”. e pietosamente, mio cugino scuotendo la testa disse “non posso”. penso che Del Prà abbia ragione: la lontananza purifica. nello stesso tempo… sì, hanno davvero rotto quelli che credono che parlare toscano sia la condizione necessaria per essere comici.

  4. A me piacciono tutti i dialetti.
    Vado pazzo per il padovano, mi piace il romanesco, trovo irresistibile il napoletano.

    Però se qualcuno mi dice che l’umorismo toscano è da quattro soldi bisogna che lo dica più distante della lunghezza della mia gamba.

  5. Curioso questo post, mi ha innescato diversi pensieri. Stanis dice che menomale non ci sono toscani che dicono sempre”il mi’ babbo, la mi’ mamma….” e aspirano sempre la c. E così guardo a me, toscano da sempre, e ho pensato che per me, però, non può essere altrimenti: se penso a mio padre e a lui mi riferisco mai riuscirei a dire “il mio babbo”, mi suona come qualcosa di artefatto, di innaturale, quasi ne provo vergogna. Posso solo dire “il mi’ babbo”. Così come mai potrei chiamare mio padre papà. Il padre è il babbo, non può essere altrimenti per me. Questo non toglie che per qualcun’altro in qualche altra parte d’Italia sia l’opposto di ciò che dico. Io sono senese, e non mi sento senese, sono toscano e non mi sento toscano, sono italiano e non mi sento italiano. Non credo nelle appartenenze, ma so che fino a quando morirò, e forse anche nell’aldilà, dirò sempre “il mi’ babbo e la mi’ mamma” e aspirerò sempre la c seppur sforzandomi di non farlo.
    Forse abitiamo la lingua più di quanto abitiamo lo spazio.

  6. @Lucacicca: concordo. Pieraccioni, Panariello e oramai anche Benigni andrebbero aboliti!

  7. @luca: parliamo di comici toscani???ma quanti ce ne sono bravi davvero???
    per me un solo nome: Carlo Monni.
    @marco angio: ti capisco….anche io dopo 10 anni di “esilio” non mi sento tanto senese, odio la “senesità” spesso ottusa, ma amo tanto Siena….

  8. Abolirli? E dai. Perché?
    L’identità locale in fondo è un sempre valore.
    Poi noi senesi di contrada avremo tanti difetti, certo. Li vediamo anche noi. Ma amiamo la nostra città.
    Volevo dire: poi noi senesacci contradaioli e ci s’ha tanti difetti, diamine. E si vedano anche da noi. Però gli si vole bene alla nostra città, gnamo ‘un facciamo discorsi.

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