L’acqua gestita dal pubblico non costa meno

Non sto a dilungarmi, se ne è già parlato molto e probabilmente ne avete già letto i commenti in cento altri posti.

Vendola cancella di fatto quanto deciso con il terzo referendum, che aveva abrogato la possibilità per il gestore dell’acqua di avere profitti superiori al 7%.

Sappiamo che il caso dell’Acquedotto Pugliese era spesso stato preso ad esempio dai promotori del SI ai referendum sull’aqua.

Sono tecnicismi di difficile comprensione se si cerca di guardarli senza i pregiudizi ideologici dell’acqua bene primario.

La questione politica, invece è piuttosto chiara e di quella ha chiesto conto il giornalista:

Resta, però, il problema politico: perché queste cose non sono state spiegate agli utenti prima del referendum? Lapidaria la risposta di Vendola: «Nessuno me le ha chieste». Né erano scritte nel quesito.

Ecco.
Appunto.
Buona notte.

Luca

2 thoughts on “L’acqua gestita dal pubblico non costa meno”

  1. Il margine del 7% percepito da un gestore pubblico direi che è cosa ben diversa da un margine del 7% percepito da un gestore privato.Siccome non si tratta di un margine che viene intascato da un signor qualsiasi che se lo tiene, prima o poi torna ai cittadini sotto forma di servizi o di infrastrutture. Se non torna significa che il gestore pubblico , in altri ambiti, sta lavorando in perdita. E quindi, eliminando il margine con una riduzione delle tariffe, avrebbe aumentato le tasse.D’altro canto se vogliamo acquedotti efficienti e finanziare gli investimenti necessari attraverso il pubblico, questa e’ la strada.

  2. L’Acquedotto Pugliese ha un debito di 400 milioni. Non vedo come possano fare a migliorare l’efficienza ed a non far aumentare i costi.

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