Poi una diventa la Santanchè

Il Post ha fatto una breve biografia della Santanchè, la donna politica del momento.
E non si diventa per caso una iraconda donna di mezza età con reazioni esageratamente uterine.

Mia madre era l’addetta alle sberle, alle punizioni fisiche, mi tirava perfino i capelli, e mi stupisco ancora di averne tanti. Mio padre invece pensava ai castighi pesanti: via la bambola preferita, via la tv, non potevo mangiare con loro. Ma il castigo peggiore era quando venivo chiusa al buio nello sgabuzzino. Ci finivo se rispondevo male, se non rispettavo apposta gli orari che mi davano, se non raccoglievo le cose da terra. Io ci morivo, ma non facevo un plissè, una piega, e tanto meno urlavo “aprite”. Mai! Stavo lì, con tutti quegli scaffali pieni di scarpe, che non so più quante volte ho contato. E infatti erano sempre i miei fratelli che intervenivano per farmi uscire. Mia sorella, che è molto più buona di me, una santa, andava da mia mamma a dire: non sentiamo più Daniela, mamma falla uscire, Daniela poi non lo fa più. Alla fine mi aprivano, ma intanto io là dentro ero morta di paura, con il buio, le scarpe che diventavano fantasmi, e i rumori, per cui mi turavo le orecchie per non sentire nulla. E ancora adesso, per quelle cose, ho paura a restare chiusa negli ascensori.

Luca

2 thoughts on “Poi una diventa la Santanchè”

  1. Ma che, davvero davvero, credi a ‘ste cose?!?!?
    Magari l’avessero chiusa nello sgabuzzino e avessero buttato via la chiave!!! 🙂

  2. Lakoff dice che nella mente delle persone di destra è attivo il modello del “genitore severo”…dopo queste notizie sulla Santanchè vietato avere dei dubbi sulle teorie di Lakoff! 😀
    Saluti!

Comments are closed.