Le cose vanno conosciute. E questo vale pure per Report

Report l’altro giorno ha cannato una puntata.
Succede.
L’argomento era la rete. Internet.
Poi succede che l’autrice del servizio scrive questo commento sul sito di Report, e allora proprio non ci siamo.
Stefania Rimini non ha sbagliato il servizio, non conosce proprio la materia.

Report l’altro giorno ha cannato una puntata.
Succede.
L’argomento era la rete. Internet.
Sono bravi, ma a volte sbagliano pure loro.
(Come quando mandarono in onda il video complottista sull’undici settembre, ma non stiamo a rivangare il passato).

Matteo Bordone ha scritto una bella lettera alla Gabanelli spiegando che si, loro sono bravissimi da sempre, ma a questo giro hanno detto delle cose non vere e non giuste.

La Gabanelli aveva risposto alle critiche con un’intervista sul sito dell’Unità.
E va bene.
Replica un po’ piccata e non del tutto centrata sulle critiche, ma alla Gabanelli si perdona tutto.

Poi succede che l’autrice del servizio scrive questo commento sul sito di Report, e allora proprio non ci siamo.
Stefania Rimini non ha sbagliato il servizio, non conosce proprio la materia.

In seguito alla nostra puntata del 10 aprile “Il prodotto sei tu” (dedicata ai social network e alla privacy, sicurezza e libertà in rete) ci saremmo aspettati una mobilitazione del “popolo della Rete” italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, visto che l’Autorità garante delle comunicazioni sta ancora conducendo audizioni al riguardo e il momento giusto per farsi sentire è adesso. Invece, nessuno ha mosso un dito per digitare una mail di protesta. Ci saremmo aspettati ancora di più una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni – qualsiasi informazione – in Rete. Invece no, la mobilitazione non è “salvate il soldato Manning”, ma “salvate il soldato Zuckerberg”. Potenza della Rete. Ci torneremo su, come di consueto, nel prossimo aggiornamento.

Queste lezioncine moraleggianti sono fuori luogo.
Di Bradley Manning e di WikiLeaks in rete se ne parla non da settimane o da mesi, ma da almeno un anno.
Solo che la rete bisogna frequentarla.
E Stefania Rimini evidentemente non la frequenta.
Niente di irreparabile, solo che il servizio la prossima volta fatelo fare a qualcun’altro.

Luca

4 thoughts on “Le cose vanno conosciute. E questo vale pure per Report”

  1. Sarà che non ci arrivo, ma non ho capito quale sia la vera critica al servizio della giornalista Rimini. Il fatto che fosse troppo generalista e pieno di non-notizie, di cose scontate, tante e tutte in un calderone? Se è così, se questa era la critica, allora è veramente opinabile e penso, invece, che la Gabanelli abbia risposto a tono e a tema ricordando che si tratta di un serivizo in una televisione generalista, trasmesso attraverso un canale diverso dal quello trattato, cioè la rete, quindi è ovvio usare un linguaggio da tv generalista.
    Nel servizio non c’ho visto affatto una critica bigotta dei social networks. Non so dove l’abbiate vista voi.
    Insomma, opinioni opinabili. Potete aver ragione nella critica se questa non fosse stata pubblicizzata nel clamore del CONTRO ad ogni costo.

    Una critica personale.

  2. @Francesca: le critiche sono state molto soft fino a che Stefania Rimini non ha scritto quel commento, in cui dimostra scarsa conoscenza della rete. Perché di WikiLeaks se ne parla e gli diamo i soldi (almeno alcuni) da un anno. Quindi la predicozza era molto fuori luogo.
    Che poi le TV generalista debba far cose brutte non è vero e Report sta lì a dimostrarlo.
    Hanno fatto un brutto servizio. Capita. Condivido in pieno quello che scrive Matteo Bordone che è un estimatore della Gabanelli e che non può essere tacciato, almeno in questo caso, di essere uno a cui piace andar contro tanto per il gusto di farlo.

    Non è la fine del mondo, Milena. E ha ragione se le voci sdegnose di molti retaioli le sembrano identiche a quelle degli italoamericani che si lamentano per i film di mafia. Molti sono così: chiunque parli della rete è un cretino, non ne sa niente, è una vergogna. Capita in ogni ambito settoriale.

    Ma la rete è un servizio, non uno spazio: è l’autostradale, non un grande canotto. E se la si conosce c’è un modo di raccontare le cose essenziali e vere per quello che sono, evitando di trasformare la «policy» in «polizia», e gli investitori in «capitalisti di ventura».

    Mi sento di poter dire con grande laicismo, da appassionato spettatore del programma e frequentatore abbastanza assiduo della rete, che la puntata di ieri sera sia stata realizzata da persone che non hanno una autentica dimestichezza con la rete e i suoi servizi, sociali e non. Tutto quello che Stefania Rimini ha fatto è mettere genericamente in guardia il pubblico, cioè una cosa da conservatori pigri, non da Report. Il programma ha parlato senza la sicurezza, la chiarezza, la limpidezza dei giorni migliori, e ha infilato una serie di sciocchezze e banalità che non gli fanno onore.

    Mi spiace — e mi spiace davvero, non come quando si dice «mi spiace» ma in realtà si gode — ma è così. Comunque è una puntata, non la fine del mondo.

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