Viviamo un altro momento storico?

Io di momenti storici ne ho già vissuto uno.

Ho l’impressione che forse ne stiamo vivendo un altro.

Quello che sta succedendo in Nord Africa ha tutta l’aria di essere un punto di non ritorno.
Una volta liberati dei dittatori, speriamo che i popoli africani riescano ad assegnarsi una gestione democratica dello stato e dei diritti.

E comunque, io sarò anche un fanatico obamiano, ma nessuno mi toglie dalla testa che il suo storico discorso all’Università del Cairo di due anni fa non abbia avuto un ruolo in tutto questo.

Sono consapevole che negli ultimi anni ci sono state controversie su come vada incentivata la democrazia e molte di queste discussioni sono riconducibili alla guerra in Iraq. Permettetemi di essere chiaro: nessun sistema di governo può o deve essere imposto da una nazione a un’altra.

Questo non significa, naturalmente, che il mio impegno in favore di governi che riflettono il volere dei loro popoli, ne esce diminuito. Ciascuna nazione dà vita e concretizza questo principio a modo suo, sulla base delle tradizioni della sua gente. L’America non ha la pretesa di conoscere che cosa sia meglio per ciascuna nazione, così come noi non presumeremmo mai di scegliere il risultato in pacifiche consultazioni elettorali. Ma io sono profondamente e irremovibilmente convinto che tutti i popoli aspirano a determinate cose: la possibilità di esprimersi liberamente e decidere in che modo vogliono essere governati; la fiducia nella legalità e in un’equa amministrazione della giustizia; un governo che sia trasparente e non si approfitti del popolo; la libertà di vivere come si sceglie di voler vivere. Questi non sono ideali solo americani: sono diritti umani, ed è per questo che noi li sosterremo ovunque.

La strada per realizzare questa promessa non è rettilinea. Ma una cosa è chiara e palese: i governi che proteggono e tutelano i diritti sono in definitiva i più stabili, quelli di maggior successo, i più sicuri. Soffocare gli ideali non è mai servito a farli sparire per sempre. L’America rispetta il diritto di tutte le voci pacifiche e rispettose della legalità a farsi sentire nel mondo, anche qualora fosse in disaccordo con esse. E noi accetteremo tutti i governi pacificamente eletti, purché governino rispettando i loro stessi popoli.

Quest’ultimo punto è estremamente importante, perché ci sono persone che auspicano la democrazia soltanto quando non sono al potere: poi, una volta al potere, sono spietati nel sopprimere i diritti altrui. Non importa chi è al potere: è il governo del popolo ed eletto dal popolo a fissare l’unico parametro per tutti coloro che sono al potere. Occorre restare al potere solo col consenso, non con la coercizione; occorre rispettare i diritti delle minoranze e partecipare con uno spirito di tolleranza e di compromesso; occorre mettere gli interessi del popolo e il legittimo sviluppo del processo politico al di sopra dei propri interessi e del proprio partito. Senza questi elementi fondamentali, le elezioni da sole non creano una vera democrazia.

Il testo del discorso di Obama.

Luca

4 thoughts on “Viviamo un altro momento storico?”

  1. condivido pienamente il discorso di Obama, ma nello specifico caso mi fa pensare ad una situazione da “dr. jeckill e mr. hyde”… perchè sarò un dietrologo esagitato, ma non riesco a pensare che tutto quello che oggi sta avvenendo sia nato “dal caso”… piuttosto mi viene da supporre che ci sia un preciso disegno per cambiare tutto affinchè nulla cambi.

  2. È probabile che la CIA ci abbia messo lo zampino in queste rivolte.
    Se intanto questi paesi si liberassero dei loro dittatori, magari con una transizione quanto meno violenta possibile, sarebbe già qualcosa.
    Se poi, invece, si dice che meglio i dittatori dell’imperialismo americano, allora siamo su un altro piano.
    Che ovviamente non condivido, ma sono opinioni.

  3. non penso sia meglio il dittatore (o la repubblica islamica di tipo iraniano) dell’imperialismo americano. e non so se sarei veramente in grado di rispettare, senza alcuna reazione, una simile opinione. piuttosto, mi domando se l’intervento di agenti provocatori sia da considerarsi rispettoso della sovranità di un Paese.
    concludo: certamente, se fosse vera la mia ipotesi (ed è tutta da dimostrare), c’è solo da augurarsi che il processo segua quello previsto da chi l’ha congegnato ed attuato…

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