Vivere e morire sull’Autopalio

Porca miseria se è tardi.
Ho perso il bus che prendo di solito ed ho preso quello delle 19:10.
E’ stracolmo e trovo posto soltanto davanti, nella prima fila.

Ascolto la radio, la musica, sonnecchio.
Poi le luci delle ambulanze e le sirene.
La fila di macchine e l’autista che si incazza e tira fuori un free press da leggere.
Poi gli uomini dell’ANAS e le fiaccole in terra che evocano sempre cose brutte.

E, l’ho scoperto soltanto oggi, una ragazza di 21 anni morta.

Il posto è quello.
Lo conosce chiunque faccia questa strada.
Un viadotto che curva in discesa che sembra fatto apposta per creare casini.

Qui se ti fermi puoi solo sperare che si fermino anche quelli dietro.
Perché la corsia di emergenza non c’è e se esci dalla macchina quelli che arrivano non ti possono vedere.

Perché poi, alla fine, in mezzo alle discussioni sulla viabilità, sui pedaggi, sulle linee ferroviarie che non ci sono, di tanto in tanto ci finiscono anche i morti.
E allora c’è qualcosa che non quadra.

Luca

5 thoughts on “Vivere e morire sull’Autopalio”

  1. è stato straziante leggere ieri su “la nazione” la cronaca di quanto è avvenuto.
    Come sai anche io sono un pendolare dell’Autopalio; stamattina almeno 3 volte mi è arrivata una vasca di acqua sul parabrezza che mi copriva interamente la visuale e poi dopo San Casciano anche il nevischio…mi chiedo se sia giusto sentirsi miracolati perchè dopo 10 anni ancora non mi è successo niente sull’Autopalio…

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