I migliori commenti del giorno dopo

Per riflettere sullo ieri, vi consiglio di leggere Marico Calabresi e Luca Sofri.
Il primo segnala l’incapacità della politica di rispondere alle istanze del paese.

Il Paese sbanda perché da troppo tempo non è governato, perché nessuno si preoccupa di affrontare e contenere i massimalismi deliranti, di rassicurare chi ha paura del futuro e di bloccare la violenza che sta tornando a emergere. Non possiamo rischiare di perdere un’altra generazione, anche se parliamo di piccole frange, anche se non siamo al terrorismo e alle pistole.
Il rumore degli scontri di ieri richiede un sussulto di dignità del governo e imporrebbe un cambio di linguaggio delle opposizioni: non si può salire sui tetti o chiamare “cilena” la polizia italiana senza preoccuparsi di fomentare le piazze.

Il secondo segnala quanto la nostra classe politica incarni perfettamente il paese.

Quello che ci dicono gli Scilipoti, i Siliquini, i Razzi, eccetera, è che la stragrande maggioranza dei parlamentari nel “palazzo” è fatta di persone che incarna esattamente quel ritratto di medietà esaltato dai populisti e dai profeti della “gente comune”. Sono gente comune, sono persone “qualsiasi”, con dosi medie di pregi e difetti, somiglianti a noi italiani qualunque, senza niente che li renda straordinari, meritevoli di definirsi eletti, governati nelle loro scelte da un’etica superiore, da un maggiore senso di responsabilità del ruolo o da una notevole capacità di affrontare la dimensione dell’impegno. Non sono “vicini al paese”: sono il paese e lo rappresentano con grande esattezza.

Sembrano due commenti in contraddizione l’uno con l’altro, ma non lo sono affatto.

Luca