Di riforme, università, proteste e partiti democratici

Leggendo distrattamente le cronache ed ascoltando i commenti sulle annuali proteste di piazza degli studenti, mi si era instillato un dubbio.
Ed il dubbio è che si stia facendo confusione tra la legge sulla riforma dell’università e la legge finanziaria.

Leggendo distrattamente le cronache ed ascoltando i commenti sulle annuali proteste di piazza degli studenti, mi si era instillato un dubbio.
Ed il dubbio è che si stia facendo confusione tra la legge sulla riforma dell’università e la legge finanziaria.
La prima cambia, o dovrebbe cambiare, l’università, la seconda assegna, e tutti gli anni taglia, i finanziamenti all’università ed alla ricerca.

Quindi, se si vuole contrastare la mancanza di fondi dell’univiersità, il bersaglio dovrebbe essere Tremonti più che Gelmini.

Se si è obiettivi, ed è difficile esserlo quando a firmare la legge è la Gelmini, questa riforma introduce alcune cose positive.
Lo spiega Irene Tinagli stamani su La Stampa.

No, la riforma non ucciderà l’Università italiana. Non distruggerà l’Università il fatto di aver reso a tempo determinato i contratti per ricercatori, così come avviene in tutti gli altri Paesi.

Non distruggerà l’Università aver inserito scadenze per la carica di rettore, così come non distruggerà l’Università aver inserito degli scatti salariali legati alla performance o aver aumentato l’assegnazione dei fondi alle università sulla base di valutazione. Si tratta al contrario di elementi di novità interessanti, che in passato sono stati proposti anche da esponenti dell’opposizione e che potrebbero avere effetti positivi se saranno correttamente implementati e accompagnati da decreti attuativi capaci di fare maggiore chiarezza sulle procedure e i criteri di valutazione, sulle modalità premiali e altri aspetti che il decreto ha lasciato troppo indeterminati.
[…]
No, non è tanto la riforma di per sé che arrecherà danno all’Università e alla ricerca, ma due cose ben distinte. La prima è la carenza di fondi, che nonostante la riduzione dei tagli resta un problema, ma che non andrebbe mischiato con la questione delle norme introdotte dalla riforma.
[…]
La seconda cosa che arreca danno alle nostre università è l’evidente strumentalizzazione politica che si è svolta attorno a questo provvedimento, e non solo per mano dell’opposizione.

Francesco Costa, riprendendo ciò che dice la Tinagli, analizza poi lo sconfortante comportamento del PD che cavalca le proteste degli studenti, senza nemmeno aver deciso se essere d’accordo con loro.

Ora ci risiamo, puntuali come sempre, e abbiamo di nuovo i collettivi universitari in piazza e l’opposizione parlamentare con la bocca spalancata che si fa dare la linea da ventenni che urlano slogan di trent’anni fa. Nel PD, a microfoni spenti, dicono che sì, è vero, ma c’è il governo che traballa, non è il momento, bisogna approfittare di queste proteste. Sempre la stessa storia: per chi non sa cosa fare del presente e del futuro, il momento giusto non c’è mai, di certo non c’è mai stato negli ultimi quindici anni. C’è sempre un’altra battaglia più grande che richiede che si dicano cose imprecise, demagogiche o sbagliate, tra l’altro con la conseguenza di plasmare un elettorato che vuole cose imprecise, demagogiche o sbagliate.

C’è da buttar giù Berlusconi, e ciò che conta è la forma, non la sostanza.
Ancora ed ancora.

Luca

9 thoughts on “Di riforme, università, proteste e partiti democratici”

  1. Guarda, non posso che sottoscrivere parola per parola.
    Per quanto io possa essere contro questa classe politica al governo, che a mio avviso è per massima parte incapace, non posso che concludere che il PD risponde con argomentazioni di vaga consistenza sinistroide plebiscitaria.
    Preferirei che Bersani dicesse: “No, se io fossi al governo farei questo e quest’altro.”

  2. anche stavolta sono lieto di scoprire che non sono un marziano, nè (peggio) un pdl-ino che non sa di esserlo. non mi pareva che le proposte di riforma fossero così negative… ecco, saperlo da chi è a dir poco critico nei confronti di questo governo me lo conferma…

    grazie, davvero.

  3. Un paio di note esplicative sull’impatto della riforma fra i givani aspiranti ricercatori.
    Attualmente si entra ricercatore a 36-38 anni: dopo una gavetta che prevede un lungo percorso post-laurea: dottorato, post-doc esteri e/o italiani fino a che chi non molla vince un concorso pubblico (universitario o in ente di ricerca) o viene stabilizzato (con concorso abilitativo).
    Adesso, ecco qui un estratto dal comunicato stampa esplicativo sulla riforma (dal sito del MIUR):
    “5. riforma del reclutamento, con l’introduzione di un sistema di tenure-track: contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3). Al termine dei sei anni se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario terminerà il rapporto con l’università maturando, però dei titoli utili per i concorsi pubblici. Questo provvedimento si rende indispensabile per evitare il fenomeno dei ricercatori a vita e determina situazioni di chiarezza fondate sul merito. Inoltre, il provvedimento abbassa l’età in cui si entra di ruolo in università, da 36 a 30 anni, con uno stipendio che passa da 1300 euro a 2100.”
    1) non e` vero che si entrera` a 30 anni ed ecco perche` il dl abolisce le borse di studio (giusto), ma non gli assegni. Siccome un assegno costa molto meno di un td, l’universita` continuera` a pagare il ricercatore con assegni entro i termini di legge. I termini di legge danno la possibilita` di stare sotto assegno per 5 anni dopo il dottorato. A conti fatti: mi laureo a 25 anni, mi dottoro a 28, sono ottimista e faccio 1 solo postdoc (2 anni), e siamo a 30anni, sono brava e mi danno la tenure track, fanno 3+3 che sommato ai 30anni fanno guardacaso 36 ad essere ottimisti ripeto. E poi, se non servo piu` tante grazie e arrivederci. Mi ritrovo per strada a 36 anni con “titoli utili per concorsi pubblici”, ed il domandone e` QUALI concorsi pubblici? impiegato al ministero della semplificazione? netturbino a napoli? astronomo di corte?? mistero. Implicito nel discorso e` che nel privato questi titoli te li cacci (cosa gia` nota). Il provvedimento e` indispensabile infatti per evitare il “fenomeno dei ricercatori a vita”. Le implicazioni di questa frasetta sono atroci.

    Veniamo alla questione giovanissimi, i neolaureati che per insania vogliono avvicinarsi al mondo della ricerca ed intraprendere il dottorato. Ecco, il ddl prevede di mettere un numero illimitato (a discrezione dell’ateneo) di posti senza borsa. L’unica cosa che da sempre chiedono i dottorandi e` di abolire i posti senza borsa. Perche`? Semplice: l’universita` riceve lustro e soprattutto finanziamenti anche grazzie agli articoli pubblicati dai dottorandi. E` vero che il dottorato e` una fase di formazione, ma anche di produzione scientifica ad alto livello la quale porta quattrini al proprio capo, dipartimento e facolta`. Allora perche` lavorare gratis?

    Ora, se avete avuto il coraggio di leggervi tutta questa pappardella, ditemi per quale motivo gli studenti non dovrebbero essere preoccupati per il loro futuro e non protestare. perche` io davvero non lo capisco.

  4. Eleonora: abbiamo detto che non devono protestare?
    Dimmi dove perché io davvero non lo capisco.

  5. @Marcello: ci mancherebbe! e forse nella furia di dare voce ai giovani, non ho centrato il punto (i punti).
    Non condivido l’ottica del post in varie sezioni. “l’opposizione si fa dare la linea da ventenni che urlano slogan di trent’anni fa.”
    Si sminuisce la posizione dei giovani che urlano “slogan di 30anni fa”. Come l’opposizione non si decide se essere d’accordo o no, allo stesso modo ci sono tutti gli altri che non ascoltano, con la stessa tendenza alla superiorita` che ha Costa. I ventenni (come i 30enni stanchi) hanno letto la riforma e ne sono preoccupati, e sopra ho cercato di spiegare il perche`.
    L’estratto della Tinagli riportato e` il risultato di questo atteggiamento: del non ascoltare. Non si uccide l’universita`, ma le si fa male e parecchio (si puo` analizzare nel dettaglio i vari articoli del ddl). Non vedo come si possa considerare valida una riforma senza guardarne l’aspetto finaziario, e questo e` un problema della Gelmini e Tremonti assieme. Sempre sul discorso della Tinagli: certo che l’Universita` e il mondo del lavoro nell’Universita` sono questioni politiche, e di che senno`?
    Forse si dice la stessa cosa ma in modi diversi, forse e` solo che non ci si intende.

  6. @Eleonora: un tempo determinato è comunque meglio di quello che c’è oggi, no? Uno ha ferie, malattie, maternità…
    Il problema è anche, e bisognerebbe avere il coraggio di ammetterlo, che troppa gente va all’Università e non ci può essere posto per tutti, indipendentemente dalla bontà o meno delle riforme.
    Comunque il problema non si pone, che la riforma non la approveranno mai, avendola rimandata a dopo il voto di fiducia.

  7. @Eleonora: Quello che volevo dire è che i problemi dell’Università dipendono in gran parte dalla disorganizzazione e dal nepotismo (vedi il fallimento dell’università di siena) e dalla mancanza di fondi, che però devono essere dati nel modo giusto e a persone che li sappiano amministrare. Sulla riforma, che non conosco, in tanti anche a sinistra dicono che non è che sia poi questa cosa tremenda e che avrebbe iniziato a risolvere qualche problemino.
    Per il resto ne sai molto più te di me, visto che ci vivi e ci lavori ogni giorno.

  8. @Lucacicca: certo che un td e` meglio e` il mio sogno a medio termine. Ma lo scenario della tenure track non cambia nulla, perche` siccome gli assegni esiston sempre e costan meno: i capi fanno quelli finche` possono (5 anni dopo il PhD), quindi si accederebbe al famigerato t.i. alla stessa identica eta` a cui si accede adesso. Tu mi dirai, ma almeno che accede alla tenure tack e` trattamo meglio, vero, ma se poi a 38 anni gli seghi le gambe perche` non lo fai associato (ovvero T.I) che va a fare?
    Come tu dici il problema e` che non ci puo` essere posto per tutti. sacrosanta verita`! e sono proprio i dottorandi ad ammetterlo. Il problema si risolve alla radice non ammettendo gente ai dottorati in maniera illimitata: se si limita i dottorati ai solo posti con borsa, si blocca lo studente subito dopo la laurea con le selezioni di dottorato (i posti con borsa a fisica, matematica etc son 2-3/anno non di piu`. cosi` si lascia cmq neolaureato con il titolo da spendere a 25 anni, a questa eta` ci si ‘ricicla’ pur avendo una formazione impostata alla ricerca pura/applicativa. a 32 anni e` difficile a 38 non ti prende nessuno.
    Dici che il governo non ottiene la fiducia? mah, chissa`

    per il nepotismo e fondi, vero verissimo. Le clientele che ci sono in universita` ricerca non le elimini pero` facendo regoline che colpiscono pochi e facilmente aggirabili. Il tutto si risolve, compresa la capacita` di gestione fondi, con l’assunzione di responsabilita`: chi dirige (universita`, dip. o gruppo di ricerca che sia), assume chi ritiene sia necessario e spende i soldi in attrezzature etc secondo gli stessi criteri, un comitato esterno TUTTO straniero e competente fa valutazione all’interno dei singoli istituti ogni 3 anni e fa rapporto. Se c’e` qualcuno che non lavora o spende male i soldi il capo ne subisce le conseguenze (riduzione di stipendio, demansionamento, licenziamento, fino alla galera se commette reato come i senesi). facile facile, ma inattuabile in Italia.
    per la riforma posso parlare con cognizione di causa per quelli articoli che mi riguardano da vicino e per cui ho esperienza. per esempio non so se cambiare rettore ogni pochi anni risolva, ma se si assume le responsabilita` della sua amministrazione il problema e` risolto implicitamente. in germania i direttori di istituti sono A VITA, ma se sgarrano….

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