Un sabato da rottamatore

renzi e civati

Mi sveglio alle 7:30, mi preparo, prendo la macchina e parto per Firenze.
Lo faccio tutti i giorni, ma oggi è Sabato.
Oggi c’è da fare la rivoluzione.
A Firenze.
Alla Stazione Leopolda.

Arrivo tra i primi, mi siedo accanto alla redazione del Post in trasferta che fa liveblogging e mi metto in ascolto.

Tanti relatori, ognuno parla cinque minuti, poi suona il gong ed avanti un altro.
Matteo e Pippo coordinano dal palco.
A volte mandano un video, leggono i commenti su Facebook e via con gli interventi.

Gli interventi sono tutti, o quasi, costruttivi.
Tutte idee per il PD.
L’applauso più grande va in saluto all’assemblea dei circoli che si tiene in contemporanea a Roma e durante la quale pare siano stati fischiati i rottamatori.

Che poi qui nessuno si sente rottamatore.
E’ che quando una classe dirigente è lì da 20 anni e perde da 20 anni e non è credibile perché le cose che promette per domani, ieri non l’ha realizzate, la voglia di aria nuova ti viene ed è naturale.

Esco dalla Leopolda che sono quasi le 20.
Sono stato ad ascoltare per nove ore.
Torno a casa soddisfatto e rinfrancato.

Sul domani ci sarà da vedere e da discutere.
Intanto, la Domenica sono intervenuti i big ed è stata redatta la Carta di Firenze.

Ci chiamano rottamatori.
Giudicate voi.

Luca

Noi.

Noi che abbiamo imparato a conoscere la politica con tangentopoli e il debito pubblico e che oggi troviamo la classe dirigente del Paese occupata a discutere di bunga bunga e società offshore.
Noi che nonostante quello che abbiamo visto, fin da bambini, crediamo nel bene comune, nella cosa pubblica, nell’impegno civile.

Noi che ci siamo riuniti a Firenze per ritrovare le parole della speranza. Noi che abbiamo voglia di incrociare i nostri sogni e non solo i nostri mouse. Noi che crediamo che questo tempo sia un tempo prezioso, bellissimo, difficile, inquietante, ma sia soprattutto il nostro tempo, l’unica occasione per provare a cambiare la realtà. Noi.

Noi vogliamo gridare all’Italia di questi giorni meschini, alla politica di questi cuori tristi, al degrado di una solitudine autoreferenziale, che si può credere in un’Italia più bella.

Sì, noi crediamo nella bellezza, che forse non salverà il mondo, ma può dare un senso al nostro impegno. La bellezza dei nostri paesaggi, delle nostre opere d’arte, delle nostre ricchezze culturali, certo. Ma soprattutto la bellezza delle relazioni personali, la bellezza di andare incontro all’altro privilegiando la curiosità sulla paura, la bellezza di uno stile di vita onesto e trasparente.

Da Firenze, patria di bellezza, ci mettiamo in gioco.
Senza pretendere posti, senza rivendicare spazi, senza invocare protezioni. Senza chiedere ad altri ciò che dobbiamo prenderci da soli.
Ci mettiamo in gioco perché pensiamo giusto che l’Italia recuperi il proprio ruolo nel mondo.
Ci mettiamo in gioco perché non vogliamo sprecare il nostro tempo.
Ci mettiamo in gioco perché abbiamo sogni concreti da condividere.

Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese, un Paese con metà Parlamento, a metà prezzo, un Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti. Che permetta le unioni civili, come nei Paesi civili; che preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto; che dica no al consumo di suolo, e sì al diritto di suolo e di cittadinanza. Un Paese in cui si possa scaricare tutto, scaricare tutti; che renda il lavoro meno incerto, e il sussidio più certo. Che passi dall’immobile al mobile, contro le rendite, e che riduca il debito pubblico, la nostra pesante eredità.

Vogliamo rispondere al cinismo con il civismo. Alla divisione con una visione. Alla polemica con la politica. E vogliamo farlo con la leggerezza di chi sa che il mondo non gira intorno al proprio ombelico e con la serietà di chi è capace anche di sorridere, non solo di lamentarsi.

Da Firenze, laboratorio di curiosità, vogliamo provare a declinare il coraggio contro la paura, condividendo un percorso di parole e di emozioni, di progetti e di sentimenti perché la prossima fermata sia davvero l’Italia. Un’Italia che oggi riparte dalla Stazione Leopolda, la Prossima Italia.

4 thoughts on “Un sabato da rottamatore”

  1. domanda seria ed interessata: l’appartenenza al PD dei rottamatori è in contrasto ad un avversario politico ingombrante o è per effettiva e convinta adesione al documento programmatico del PD? la domanda non vuole essere polemica, solo dettata dall’illusione di tornare a trovare qualcosa da votare, in un futuro magari non proprio remoto…
    come sai, se il discorso di Renzi e Civati si basa sostanzialmente sulla linea operativa, e non anche sulle linee di principio, potrò essere felice che un nuovo soggetto politico nasca lontano da logiche cui da troppo tempo siamo abituati, senza però che possa essere il soggetto che andrei a votare…

  2. Guarda, le persone che stanno dietro la Leopolda sono tutti militanti del PD. Segretari di circoli, amministratori, dirigenti.
    Per ora si è parlato di idee e di esperienze, non tanto di come fare a portarle nelle scelte del partito.

    E’ gente che cerca di innovare il partito da dentro, senza fare correnti o spaccature.
    Vedremo come procederà la cosa, ma di sicuro partirà in modo localizzato, soprattutto con le prossime amministrative in primavera.

  3. seguirò la questione tramite te…
    i presupposti sono interessanti, nella speranza di vedere un risveglio a livello non troppo senescente della politica (giovanile, per noi padri di famiglia sinceramente è per me assurdo).
    buon lavoro!

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