Forza

Concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità, e questa banalizzazione rappresenta proprio la pericolosa ragione per cui molte persone vedono la sessualità come una droga piuttosto che come un’espressione del loro amore. Tuttavia vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e non si può fare tutto ciò che si vuole. Tuttavia questo non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’Hiv.
Benedetto XVI

E’ scontato che, se lo si ammette per le prostitute, lo si può ammettere anche per le coppie sposate con uno dei due partner malati.
Del resto questo tipo di tolleranza sull’uso del preservativo, come racconta Marco Tosatti su La Stampa, in pratica c’è già da anni.

Mi ricordo un’intervista di diciamo circa 25 anni fa, al direttore di una rivista di Teologia Morale, quando cominciava a sorgere soprattutto in Africa, il problema dell’Aids. Il teologo in questsone ammetteva tranquillamente, e senza paura di fulmini dal Sant’Uffizio (Ratzinger ne era già a capo) che se di due coniugi uno era sieropositivo, nella coppia si poteva fare uso del preservativo, in base al principio del “male minore”. Che è – anche se forse non lo cita espressamente – il principio alla base delle parole del Papa.

E comunque sono microscopici, ma giganteschi, passi avanti.

Luca

6 thoughts on “Forza”

  1. Siamo sempre di fronte alla difficoltà di capire la differenza tra una regola fissa e indifferente alle vicende umane e invece una via che viene indicata. Secondo questa seconda impostazione, la Chiesa da sempre indica una strada e fornisce i mezzi sacramentali e spirituali per seguirla. E’ ovvio che non ci si può aspettare la stessa risposta tra chi ha sempre vissuto tra Messe e catechismi e chi invece vive nelle favelas brasiliane o nelle bidonville africane. In questo senso le dichiarazioni del Papa, come è stato già fatto notare, non rivoluzionano nulla.
    Allo stesso tempo è vero che aver inondato i paesi del terzo mondo di profilattici non ha per ora fermato l’infezione dall’AIDS; la strada purtroppo è complessa e passa piuttosto per il rispetto della donna e per la sessualità dell’altro.

  2. condivido ovviamente le parole di Delprà.

    Se vuoi arrabbiarti un po’ con chi vuole fare dissertazioni moralistoidi, più che morali, ti segnalo l’intervento di Introvigne, che ci spiega che in realtà il Papa ha fatto l’esempio al maschile del termine “prostituta”, e conseguentemente ha trattato un argomento già di per sè peccaminoso. come a voler indicare (semplifico, ovviamente, introvigne ci mette diec’anni, come al suo solito) che la colpa più grave è il “contro natura”, quindi almeno eviti di ammalarsi… a me è sembrato un discorso farraginoso (e un po’ del cavolo)… ma poteva mancare qualcosa per farti alzare la pressione?

  3. Si si, avevo letto queste dispute sulle traduzioni.
    Tutto vero.
    Ma è stata aperto uno spiraglio, non si torna più indietro.
    Secondo me.

  4. @lucacicca: anche tu hai volutamente mescolato il maschile con il femminile nel tuo commento? eheheheh

  5. Al di là dei maschili o femminili della parole usate dal Papa, credo che il passaggio che in realtà apre veri varchi di novità, in particolare da un punto di vista pastorale, sia questo, che magari nel trambusto è stato un po’ trascurato:
    “Le prospettive della “Humanae vitae” restano valide, ma altra cosa è trovare strade umanamente percorribili. Credo che ci saranno sempre delle minoranze intimamente persuase della giustezza di quelle prospettive e che, vivendole, ne rimarranno pienamente appagate così da diventare per altri affascinante modello da seguire. Siamo peccatori. Ma non dovremmo assumere questo fatto come istanza contro la verità, quando cioè quella morale alta non viene vissuta. Dovremmo cercare di fare tutto il bene possibile, e sorreggerci e sopportarci a vicenda. Esprimere tutto questo anche dal punto di vista pastorale, teologico e concettuale nel contesto dell’attuale sessuologia e ricerca antropologica è un grande compito al quale bisogna dedicarsi di più e meglio.”
    Non l’avevo ancora letto, ma mi sembra potenzialmente una interpretazione autentica di grandissima prospettiva.

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