Amico fragile

Su La Stampa c’è un’intervista notevole a Cristiano De André che ha avuto la fortuna, ma anche la dannazione, di avere come padre Faber.

Mio padre era un orso grizzly e un orco, nelle canzoni e nella vita. Aveva alti e bassi incredibili, ha passato quindici anni di alcolismo. Quando ha lasciato mia madre (Puny Rignon, ndr), ha abitato per anni all’hotel Cavour di Milano con Dori. Lo vedevo a malapena una volta a settimana, mi ci portava mia nonna. Dagli 11 ai 19 anni mi sono sentito abbandonato, poi mi ha riaccolto e chiesto scusa. Su di lui ha ragione Villaggio.
Nel dire cosa?
Che poteva morire in una cantina qualsiasi. Le sue fortune sono state mia madre prima e Dori poi. Fabrizio era un maledetto vero, soffriva di continuo, non smetteva mai di arrovellarsi. Suo padre era presidente di Eridania, suo fratello un genio della giurisprudenza: era cresciuto tra numeri uno e aveva il terrore di non essere abbastanza bravo.
Si dice che lei abbia trovato dei fratelli maggiori nei collaboratori di suo padre.
La Pfm, Mauro Pagani, Massimo Bubola. Soprattutto, Eugenio Finardi. Nel ’75 apriva i concerti di mio padre. Litigavano ferocemente: Eugenio compagno convinto, Fabrizio anarchico. Una volta Eugenio mi disse: “Smettila di stare con quel borghese di m… di tuo padre, lui e il suo whisky. Vieni da me!”. Nel frattempo anche lui beveva whisky e si finiva dalle canne: il clima era quello. La mattina dopo mi presentai da Finardi. Mi ha tenuto un giorno e mezzo, poi ha chiamato mio padre: “C’è qui tuo figlio, lo riprendi?”.

Luca