I veri crocifissi

Noi stiamo qui a fare le nostre belle discussioni sull’opportunità o meno di tenere i crocifissi di legno appesi alle pareti e ci dimentichiamo dei crocifissi di carne e ossa, i destinatari veri e prediletti del messaggio di quel signore morto in croce che si faceva chiamare Gesù.

L’altro giorno un altro di questi crocifissi si è impiccato in carcere.
Aveva diciassette anni, era marocchino e si chiamava Yassine El Baghdadi.
Era da tre mesi in galera in attesa di processo.
Insieme ad un amico aveva scassinato la biglietteria di una stazione.

Yassine sarebbe comunque uscito di galera, perché sarebbe stato affidato ad una comunità di recupero.
Perché allora tenerlo tre mesi in carcere?
A diciassette anni.
Per un tentativo di furto, poi.

I cristianoni fanno battaglie epiche per riportare i crocifissi nelle aule delle scuole (dove magari non ci sono più da anni) e si scordano di ciò che conta veramente.

Siamo talmente ottenebrati dalle nostre convinzioni e dalle nostre sicurezze da non essere nemmeno più in grado di riconoscere i veri crocifissi.
Come duemila anni fa.
Mica siamo cambiati.

Luca

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