Tutto quello che c’è da dire sulla musica digitale

Se vi interessa la questione della distribuzione della musica digitale, vi consiglio di leggere il pezzo che ha scritto Massimo Mantellini su Punto Informatico.

Quello che Massimo dice (lo riassumo brutalmente) è che se vogliamo guadagnare vendendo musica è necessario che il mercato musicale si adatti alla struttura della rete.
Questo significa che l’architettura deve essere simile al modello p2p e che ogni utente/cliente deve poter condividere con i suoi “amici” la musica che ha acquistato.

Il modello di business?
Un abbonamento, mensile od annuale.
Costo basso, del tipo 5-10 € al mese, che moltiplicato per milioni di utenti può diventare un mercato importante.
Il modello iTunes, legato a doppia mandata con l’hardware Apple, è probabilmente unico e non replicabile.

Tutto questo implica che le major cambino totalmente la loro idea di mercato della musica.

Il grande tema industriale per le major del disco oggi è quello di trovare una nuova collocazione dentro un ambiente distributivo che percepiscono ancora come inconsueto e pericoloso, ma che di fatto esiste nonostante loro. Forse all’inizio sarà necessario ridimensionare in maniera forte le aspettative economiche ma le opzioni per il futuro restano comunque molte ed eccitanti. Per farlo bisogna iniziare a capire la Rete, sposarne le dinamiche, offrire alla immensa platea dei potenziali clienti qualcosa che assomigli a ciò che loro si aspettano. Smettere di chiamarli “pirati” è solo il primo di molti passi ormai irrimandabili.

Altrimenti possiamo continuare a portare in tribunale Pirate Bay e a trasmettere spot terroristici contro la pirateria, senza ovviamente ottenere nulla.

Gli utenti, da parte loro, devono invece rassegnarsi ad accettare che la musica non possa essere gratuita.
E questo è un passo altrettanto difficile.

Luca

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