Concita

Il libro l’ho letto tempo fa, ma ve ne parlo oggi perché ieri sera sono stato ancora una volta sorpreso dalla bravura di Concita De Gregorio, capace di sopportare gli urli di La Russa senza perdere il filo e senza cedere alla tentazione di alzare il volume della voce.

Insomma, tempo fa ho letto Malamore. Esercizi di resistenza al dolore, una raccolta di storie di donne raccontate da Concita De Gregorio.

E’ un libro che gli uomini dovrebbero leggere.

Si parla di donne, ma si parla soprattutto dei soprusi degli uomini.
Che iniziano con non tirare l’acqua dello sciacquone del bagno e magari finiscono nel tentare di zittire con la violenza verbale una brava giornalista in diretta televisiva.

Mentre la guardavo ieri prendersi in faccia gli urli di La Russa, ripensavo a quanto sarebbe stato utile al ministro leggere il suo libro.

Non sarebbe mai troppo tardi per ammettere quanto le donne abbiano da insegnarci.

Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice “non urli, non è mica la prima”. Imparano a cantare piangendo, a sciare con le ossa rotte. Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città a piedi su e giù per gli autobus. Le donne hanno più confidenza col dolore. È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa.
Maria Malibran, leggendario mezzosoprano, che impara a nascondere le lacrime durante le terribili lezioni di canto inflitte dal padre. Denise Karbon che scia ingessata, Vanessa Ferrari che volteggia con una frattura al piede. La prostituta bambina che chiude gli occhi e pensa al prato della sua casa nei campi. La giovane donna che si lascia insultare e picchiare dal suo uomo perché pensa che quella sua violenza sia una debolezza: pensa di capirne le ragioni, di poterle governare, alla fine. Le migliaia, milioni di donne che vivono ogni giorno sul crinale di un baratro e che, anziché sottrarsi quando possono, ci passeggiano in equilibrio: un numero da circo straordinario, questo di cercare di addomesticare la violenza – la violenza degli uomini – qualche volta andando a cercarla, persino. Perché è un antidoto, perché è un prezzo, perché il tempo che viviamo chiede uno sforzo d’ingegno per conciliare la propria autonomia con l’altrui brutale insofferenza.
Le storie che ho raccolto sono scie luminose, stelle cadenti che illuminano a volte molto da lontano una grande domanda: cosa ci induce a non respingere, anzi a convivere con la violenza? Perché sopporta chi sopporta, e come fa? Quanto è alta la posta in palio? Alcune soccombono, molte muoiono, moltissime dividono l’esistenza con una privata indicibile quotidiana penitenza. Alcune ce la fanno, qualche altra trova nell’accettazione del male le risorse per dire, per fare quel che altrimenti non avrebbe potuto. Sono, alla fine, gesti ordinari. Chiunque può capirlo misurandolo su di sé. Sono esercizi di resistenza al dolore.

Ve lo consiglio, davvero.

Luca

2 thoughts on “Concita”

  1. solo due considerazioni:
    – equipararci a La Russa non mi pare il caso…
    – meno male che esistono anche gli uomini, altrimenti le attività produttive di ufficio non andrebbero avanti, se non ci fosse qualcuno che fa da pompiere nelle dispute tra donne, spesso celate da sorrisi e mezze frasi

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