Autunni precari

Nel primo bus del rientro a lavoro dopo le vacanze mi sento un po’ come se fosse il primo giorno dell’anno.
Si riparte, si lasciano alle spalle le giornate scansonate e si riprendono le attività e gli impegni.

Oggi non è però il 1 Gennaio, alle 8 fa già un caldo soffocante e davanti non abbiamo la primavera, ma l’autunno.
L’autunno di noi precari è una specie di quaresima.
Un periodo di riflessione per capire cosa saremo quando arriverà la pasqua.

Se essere precari ha un aspetto positivo è quello di ricordarti che stronzo eri e stronzo rimani.
Che non ti devi adagiare.
Devi restare sveglio perché oggi il tuo lavoro c’è, domani chissà.

Tutto questo, nell’anno della crisi, appare ancora più vero.

Si riparte, quindi.
Con un occhio e mezzo al lavoro che fai e con la coda dell’occhio al lavoro che avrai.
Essere precari significa soprattutto non credere mai troppo in quello che stai facendo.
Se, da una parte, devi lavorare più degli altri per difendere il tuo lavoro, dall’altra non puoi mai credere troppo in quello che fai e nell’azienda per la quale lavori, perché lei non crede in te.

E’ come se ti costringesero ad amare una donna per un tempo limitato.
L’ameresti forse con più rabbia ed impegno, ma lo faresti in modo distaccato.

Insomma, il bus è arrivato alla stazione.
Ora scendo e me ne vado a lavorare.
Con impegno, ma senza amore.

Luca

One thought on “Autunni precari”

Comments are closed.