Mi hanno chiesto di scrivere una cosa per il blog dei Mille.
Eccola.
Se c’è una cosa che mi piace della linea editoriale de Il Foglio è la sua attenzione nel non concedere nulla al giustizialismo di maniera che ormai imperversa nel nostro paese.
Giuliano Ferrara però a volte inserisce dei punti di discontinuità improvvisa in questa linea editoriale che rappresentano delle vere cadute di stile.
E’ il caso della campagna che il quotidiano dell’elefantino sta conducendo contro Ignazio Marino.
Non voglio cercare di dimostrare l’innocenza di Marino, visto che l’ha fatto già lui stesso con dovizia di particolari, ma vorrei portare acqua al dibattito sulla questione morale e sulle concessioni degli iscritti e dei simpatizzanti del PD nei confronti del giustizialismo “alla Di Pietro”.
E’ bastato leggere i commenti nel post di Pippo Civati per capire che una riflessione su di noi forse dovremmo iniziare a farla.
Si, perché siamo passati da un doveroso dibattito sulla questione morale ad un’isteria collettiva alla ricerca della persona perfetta senza macchia che non abbia nemmeno mai parcheggiato una volta in doppia fila la sua automobile.
Un partito democratico moderno deve saper distinguere tra le questioni morali vere e quelle bacchettone, queste ultime invocate spesso da chi è sempre disposto a gettare la croce addosso agli altri senza mai volersela caricare nemmeno per un minuto.
Cadere nella provocazione de Il Foglio significa far entrare nel dibattito precongressuale il clima scandalistico e becero che va bene forse nel blog di Beppe Grilllo od in quello di Antonio Di Pietro, ma forse è fuori luogo in un ambiente che dovrebbe essere garantista prima che giustizialista.
Manteniamo la calma, almeno noi.
Perché quando quest’epoca di crociate contro gli infedeli sarà finita dovremo avere la lucidità per riprendere il discorso sul dove sia finito questo nostro paese e su quale possa essere il nostro contributo per aiutarlo (ma avrei voluto scrivere “salvarlo”).
Dall’alto della mia immensa laicità vi devo dire che ho grandissimi dubbi sulla pillola RU486, quella che ti fa abortire in casa e che oggi potrebbe essere immessa in commercio anche in Italia.
Non è questione di essere favorevoli o contrari all’aborto.
Non c’entra niente l’obiezione di coscienza.
C’entra che se una donna decide di non potere o di non volere portare avanti una gravidanza è bene che sia assistita in una struttura ospedaliera dove la possano seguire ed intervenire in caso di eventuali complicazioni, dandole anche assistenza psicologica.
La pillola RU486 a me pare una falsa scorciatoia forse pensata unicamente per togliere un po’ di beghe al servizio sanitario nazionale.
E magari per far fare qualche soldino all’industria farmaceutica che la produce.
Ma forse questa è solo una visione maschile ed ignorante della questione e le cose magari sono diverse.
Il buon Paolo Attivissimo si sta rendendo promotore di una iniziativa fantastica per chi apprezza la condivisione della conoscenza.
Sto realizzando un documentario da distribuire gratuitamente, intitolato provvisoriamente Moonscape – Luna mai vista, che raccoglierà esclusivamente immagini fotografiche e filmate autentiche delle missioni lunari, spesso inedite o poco conosciute, in forma restaurata e riscandita partendo dagli originali alla massima qualità disponibile nei limiti del budget di spesa. Questo materiale è presente negli archivi online della NASA e (a pagamento) presso società specializzate in restauro e riacquisizione d’immagini, come Footagevault.com.
La trama è semplice: ricostruire, magari in tempo reale e sicuramente in alta definizione, le escursioni lunari degli astronauti durante le missioni Apollo e fornire così una visione della Luna, attraverso gli occhi di chi vi ha camminato, che per gran parte del pubblico è assolutamente inedita, sia a causa della scarsa qualità delle immagini televisive della TV dell’epoca e dei pessimi riversamenti successivi presentati finora da quasi tutte le emittenti televisive, sia per il semplice fatto che in molti paesi i filmati non sono mai stati trasmessi.
Le prime immagini estratte dai filmati restaurati forniscono dettagli molto belli.
Ovviamente il progetto ha un costo e potete facilmente contribuire, anche con pochi euro, facendo una donazione sul PayPal di Paolo (il banner nella colonna destra del blog di Paolo).
Nessuno ne parla (almeno fino al prossimo indulto), ma la situazione delle nostre carceri è vergognosa.
Un giornale ha fatto una piccola inchiesta sulla situazione carceraria italiana.
Non è Il Manifesto e nemmeno L’Unità.
Repubblica non la prendiamo nemmeno in considerazione che sono troppo presi dalle puttane governative.
L’inchiesta l’ha fatta L’Avvenire (in tre puntate: 1, 2 e 3).
Mentre La Stampa racconta che ci sarebbero nuovi indagati per le stragi mafiose e non si esclude che tra loro ci siano anche agenti dei servizi, la Repubblica titola sul direttore di Avvenire che dice di aver redarguito Berlusconi, sulla lite che non c’è tra Lega e Governo ed ovviamente ancora sulle puttane del premier.
E’ stato bello.
Lo so che Travaglio ci ha addirittura scritto l’ennesimo divertentissimo libro (il sesto nel 2009).
Ora, però iniziate a cadere nel ridicolo.
Suvvia, c’è tutto un mondo fuori da Palazzo Grazioli.
Credo che non si possa capire l’emozione di vincere una gara come quella vinta ieri da Federica Pellegrini a casa sua, con il pubblico che la incitava in quel modo.
Bello.
Il buon Giuliano Ferrara tenta lo scoop contro il suo nemico giurato Ignazio Marino, ma prende una cantonata clamorosa.
L’inchiesta de Il Foglio è una panzana e Marino spiega perché:
Fui io stesso a comunicare con una e-mail che avevo commesso un errore nella presentazione dei rimborsi, avendola inviata sia a Palermo che a Pittsburgh. In realtà i rapporti tra me e l’Università erano diventati tesi perché sapevano che avevo siglato un preaccordo con la Thomas Jefferson University di Philadelphia per andare a dirigere il centro di trapianti del fegato. Negli ultimi tempi era diventato molto difficile lavorare in Sicilia. Questo cambiamento lo registrai con l’arrivo di Totò Cuffaro alla Regione. Fino a quel momento nell’Istituto che dirigevo l’unico criterio che mi aveva guidato nelle assunzioni del personale era stata la meritocrazia. Gestii anche le gare d’appalto per la costruzione del Centro per un importo di circa cento miliardi di vecchie lire. Quando la prefettura mi avvisò che il Cda dell’impresa che aveva vinto la gara faceva riferimento ad un uomo arrestato per mafia invalidai l’intera gara. Fui denunciato dalla ditta e fu un periodo complicato, ma andai avanti perché ottenemmo importanti risultati: effettuai il primo trapianto di fegato in Sicilia, il primo trapianto di fegato da paziente vivente e il primo su un sieropositivo. Cento trapianti di fegato e reni dal 1999 al 2002. Poi, ad un certo punto, sono iniziate le pressioni, ingerenze sempre più insistenti per la selezione del personale. Quel clima mi toglieva la serenità per fare il mio lavoro e ho iniziato a considerare altre proposte che mi arrivavano dall’estero. Le ragioni che mi portarono via dalla Sicilia allora sono le stesse chi mi hanno spinto a candidarmi per la segreteria del Pd oggi: portare in Italia regole, merito, responsabilità, trasparenza.
Io capisco che sia giusto garantire la privacy delle persone, anche quando queste sono famose.
Se però oggi il chirurgo che mi opera dice che mi ha tolto delle schegge di osso dal cervello e che ho evidentemente dei danni cerebrali, domani altre persone, che non mi hanno operato, non possono dire che va tutto bene e che non ho nessun danno.
Come può un osso entrare nel mio cervello e non provocare danni?
Diciamo che non sono in pericolo di vita e che ho diritto a non far sapere a tutto il mondo che tipo di danni cerebrali mi porterò dietro per il resto dei miei giorni.
Almeno la facciamo finita con la pantomima dei tempi di recupero e delle domande su quando potrò tornare a guidare.
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