Se ti piace Cuba è perché non ci vivi

Premessa.
Mai subito il fascino del Che.
Zero stima per Fidel Castro.
Ok, andiamo avanti.

Io sono un uomo piuttosto integralista.
Se una cosa ha qualcosa di brutto, finisce che non mi piace nella sua totalità.
Un regime che non permette la libertà di espressione per me è un regime sbagliato.
Anche se, come qualsiasi regime, fa pure delle cose giuste.

A Cuba c’è una blogger che è divenuta famosa in Italia per le sue corrispondenze pubblicate su Internazionale.
Si chiama Yoani Sánchez, il suo blog è tradotto pure in Italiano e da poco è stato pubblicato in Italia il suo libro.

Leggendo il blog di Yoani si capisce quanto sia difficile a Cuba riuscire ad accedere ad Internet. Lei finge di essere straniera (grazie alla sua pelle molto chiara), entra negli Hotel e spedisce i suoi post ad amici all’estero che poi glieli pubblicano e glieli traducono.
Questo perché a Cuba i cubani non possono collegarsi alla rete.

Succede poi che Gianni Minà scriva qualcosa di molto acido contro Yoani e che lei gli risponda per le rime.
Perché una cosa è fare il giornalista, intervistare il dittatore ed essere considerato un amico di Cuba, ed un’altra cosa è stare in galera perché si è nemici del regime.

Quindi, tutta la mia solidarietà a Yoani.

A me è capitata una volta sola di vedere un sistema di vita simile a quello di un regime nel quale non c’è libertà di stampa.
Non vi scandalizzate, ma quel posto è Nomadelfia.
Quando da adolescente la visitai restai letteralmente sconvolto quando ci raccontarono che avevano una specie di comitato di censura che sceglieva quali programmi TV far vedere agli abitanti di Nomadelfia tramite il loro circuito chiuso.
E’ stata l’unica volta in cui ho parlato con persone che non erano libere di leggere, vedere o ascoltare quello che volevano.
E decisi che la cosa non mi piaceva per niente.

Luca

Via | Luca Sofri

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