Loro non vogliono cambiare

Sedici anni fa Giovanni Falcone, la moglie e la scorta, venivano uccisi dalla mafia.
Chissà se tra quelli che oggi lo commemorano non ci sia anche qualcuno che allora tirò un sospiro di sollievo.

Riprendo l’invito di Walter e vi giro la domanda.
Voi, quel giorno di fine maggio del 1992, dove eravate?

Io mi ero appena incontrato con i miei amici per trascorrere un consueto sabato sera.

Luca

6 thoughts on “Loro non vogliono cambiare”

  1. Ero a giocare a pallone all’Osservanza con i miei amici. Mi ricordo che rientrai in casa e trovai i miei davanti alla televisione e che mi si presentarono, come un cazzotto allo stomaco, le immagini della strada di Capaci divelta dalla detonazione del tritolo e la macchina bianca di Falcone nel mezzo…

    All’epoca non sapevo neanche chi fosse Falcone…

  2. Ero in coda sulla romea all’altezza di ravenna di ritorno da una vacanza con i miei: vidi i mie ababstanza scossi dalla cosa ma non avevo l’età e la coscienza per dargli l’importanza che meritava.

  3. Ero a fare vasche per il corso, come ogni sabato comandava… al rientro trovai babbo sul divano, invace delle parole crocate stava guardando un’edizione straordinaria. mi fecero impressione le scene in onda, ma i miei 12 anni non mi permisero di CAPIRE

  4. Io probabilmente ero con Marco Cicca a giocare a pallone e francamente non ho memoria di come appresi la notizia, forse perché anche io non conoscevo bene chi fosse Falcone…invece ho un ricordo nitidissimo di come seppi il 19 luglio 1992 dell’attentato in via D’Amelio, proprio perché dopo la morte di Falcone cominciavo ad essere più attento a certe cose

  5. Ero a casa, non facevo nulla di che, guardavo la televisione. E poi i telegiornali, le foto della strage, l’orribile consapevolezza che la mia terra era stata per l’ennesima volta stuprata e sanguinava. E continuò a farlo..
    Non rimasi granchè stupita dell’attentato. A quel tempo (chissà ora, non saprei la risposta) un uomo in Sicilia che va contro la mafia viene ucciso. E’ la legge inesorabile di una regione in cui lo stato esiste solo per farsi bello ai funerali di chi hanno ucciso. Rimase l’orrore della vicenda quello si, e poco dopo, circa due mesi dopo mi pare venne il turno di Borsellino. E vennero i vespri siciliani.. e la sensazione di quelle foto, delle macchine divelte e l’asfalto rotto che tanto ci fecero sentire una regione in guerra fu confermata dalla visione di tanti ragazzetti in mimetica con mitra in mano, ad ogni angolo.

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