Le parole che non ti ho detto

Se l’amministrazione americana arriva ad ammettere pubblicamente, per voce del Presidente, di aver discusso ed approvato l’utilizzo della tortura per estorcere informazioni da terroristi o presunti tali, vi immaginate cosa possano aver fatto veramente ai loro prigionieri?

Secondo la AbcNews nelle riunioni le tecniche di tortura furono affrontate nei minimi dettagli e in alcuni casi le maniere forti furono addirittura “coreografate”. Si parlò anche del numero di volte che gli agenti della Cia avrebbero potuto usare un singolo metodo. Vennero varate anche tattiche “combinate”: l’uso di più di una tortura su un singolo detenuto per spezzare la resistenza di presunti terroristi considerati ossi particolarmente duri.

Ad essere usate sui prigionieri sono tecniche di tortura “morbida”, nel senso che non lasciano traccia sul corpo di chi le subisce. Quindi, esposizione prolungata a temperature molto fredde, annegamento simulato, privazione del sonno con obbligo a rimanere in posizioni scomode (per periodi fino a 40 ore consecutive) ed ascolto di musica a volumi altissimi.

Un magazine americano, di quelli che in Italia non esistono, pubblicò tempo fa anche la playlist dei brani utilizzati durante gli interrogatori.
Eccola:

Potreste fare una prova.
Caricate i brani nel vostro lettore mp3, alzate il volume al massimo, incollate gli auricolari negli orecchi del vostro collega e dopo qualche ora di ascolto chiedetegli di darvi la sua chiavetta per la macchinetta del caffè. Ve la darà.

A parte gli scherzi cretini, sarebbe bene che l’Italia prendesse una posizione contro l’atteggiamento degli USA.
Magari approvando una legge contro la tortura che, pare incredibile, ma in Italia non è ancora riconosciuta come reato specifico dal codice penale. E’ una delle richieste fatte da Amnesty International ai candidati alle prossime elezioni politiche.

Un giorno potrebbe capitare a voi di trovarvi sdraiati in un lettino con qualcuno che vi spara acqua in gola.
E potrebbe non essere il collega al quale avevate precedentemente estorto la chiavetta del caffè.

Votate bene!

Luca

2 thoughts on “Le parole che non ti ho detto”

  1. non so se ho votato bene o male. ho votato secondo la mia coscienza, anche se con un po’ di mal di pancia. sicuramente non un “voto utile” secondo uno o più futuribili presidenti del consiglio. so che in politica estera nessuno dei due schieramenti ha la forza di contrastare lo strapotere statunitense. è un dato di fatto, che non ci esime comunque dal temere – chiunque salga al governo – che qualcuno ci versi il sale da cucina nell’orecchio…

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