Luca De Biase individua la responsabilità dei blogger

Ho già scritto sul disegno di legge che intende definire la cosiddetta Internet Tax.

Oggi Luca De Biase ha scritto un post sull’argomento, riuscendo secondo me a delineare perfettamente i contorni della questione.

Secondo me, le persone che pubblicano online e lasciano che quello che scrivono sia letto da chiunque non dovrebbero essere considerati necessariamente editori ma non dovrebbero considerarsi totalmente irresponsabili per quello che scrivono. Secondo me, l’idea che una persona scriva online mettendoci la sua faccia è parte integrante della credibilità dei blog: e se lo fa è assurdo che chi lo fa non se ne assuma la responsabilità. […]
Penso che l’influenza dei blog crescerà anche in relazione al senso di responsabilità che i blogger coltiveranno nei confronti di quello che avviene sui loro blog. E che non occorra la legge sull’editoria per sostenere questa ipotesi.

Quando scriviamo un post dobbiamo essere consapevoli che questo potrà essere letto da chiunque abbia un accesso ad internet.
Dobbiamo sentirci responsabili delle nostre parole e delle parole di chi commenta i nostri post.
Nello stesso momento in cui chiediamo libertà di espressione, dobbiamo prendere coscienza dei nostri doveri.
E’ per questo che i blog non dovrebbero essere anonimi.
E’ giusto metterci la faccia e prendersi le proprie responsabilità.
Chi non lo fa rischia di perdere molta credibilità.

In questo senso la blogosfera italiana deve maturare molto se è vero che sono ancora tantissimi i blog anonimi.

Insomma, sarebbe ora di diventare grandi.
O vogliamo restare eterni bamboccioni?

Luca

11 thoughts on “Luca De Biase individua la responsabilità dei blogger”

  1. non sono d’accordo.
    se è vero che la rete è uno spazio libero, allora dobbiamo essere liberi di mantenere l’anonimato.
    posso parlare in piazza senza necessariamente dire chi sono, lo stesso vale per la rete

  2. mi sento bamboccione a metà: in fondo se non sei stupido sai perfettamente come vedere il mio nome, cognome, volto e indirizzo di lavoro… non chiamo il blog con il mio nome esclusivamente perchè nella nostra professione siamo pochi, e non so chi potrebbe leggermi dei colleghi (o degli esaminatori per la prossima abilitazione professionale…)!
    condivido però il discorso di de biase, soprattutto quando si toccano argomenti scottanti… o si fa blog di inchiesta.

  3. Secondo me bisogna distinguere.
    Se nel blog racconto le mie avventure sessuali, vere o presunte, oppure parlo dei miei problemi di coppia, allora ok, l’anonimato ha un senso.
    Se invece non parlo della mie cose più private, ma uso il blog per condividere con altri le mie idee, allora è giusto metterci anche la faccia.
    Ed in ogni caso non posso utilizzare la rete per diffamare altre persone.

  4. Pingback: ABCDiritto

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