La società dei bamboccioni

A me sembra che la frase “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa”, pronunciata oggi da TPS, abbia rappresentato uno dei momenti più alti nella strategia di comunicazione di questo tedioso governo Prodi.

Credo che sia stata la prima volta che un ministro di questo governo mi abbia fatto sorridere.

E poi ha ragione.
Si, è vero. Non ci sono i soldi.
Gli affitti sono allucinanti.
Ma come fa bene le lasagne mammà non le fa nessuno.
Le donne italiane hanno tutta la mia comprensione.

Statene sicuri. Bamboccioni da oggi è un must.

Chi se lo sarebbe aspettato da TPS!

Luca

9 thoughts on “La società dei bamboccioni”

  1. ma guarda che TPS se lo può ben permettere di dare all’italiano medio del bamboccione: lui si è fatto da sè, lottando in gioventù contro una povertà soverchiante e, infine, novello sogno americano, riscuotendo il meritato successo.
    Seguono note biografiche tratte da Wikipedia.

    ..Figlio di Fabio Padoa-Schioppa, amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, ha frequentato il liceo classico a Trieste. Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano nel 1966..

  2. @Davide Rabbini: che TPS sia nato con la camicia non significa che anche lui non possa dire cose giuste. E questa dei bamboccioni è fantastica… 😀

  3. Il Ministro Padoa-Schioppa non sembra avere le idee troppo chiare. Anche ora che ha parzialmente rettificato le sue infelici dichiarazioni: la colpa in realtà sarebbe – così si è corretto – della generazione dei sessantottini, in quanto troppo “permissivi” nei confronti dei figli.

    In realtà, è certamente vero che la “colpa” della situazione tragica in cui versano oggi i giovani è proprio di quella generazione (in realtà, si tratta di coloro che sono nati orientativamente tra il 1935 e il 1950), ma non certo perché troppo “permissivi”, quanto piuttosto perché si è trattato (con le dovute ovvie eccezioni, che confermano la regola) di una generazione di parassiti che ha “rubato” il futuro dei propri figli attraverso un uso spregiudicato del debito pubblico negli anni ’70 e ’80. Il ricorso al debito pubblico ha generato una ingente ricchezza privata delle famiglia, cui corrisponde una desolante povertà pubblica, e nel frattempo questo enorme debito pubblico pesa *tutto* sulle spalle delle generazioni più giovani.

    In altre parole, la società è stata letteralmente “spolpata” da questa generazione di parassiti (oggi saldamente al potere, sia dal punto di vista economico che politico), e proprio come conseguenza di ciò oggi ai giovani (i “bamboccioni”) vengono negati tutti quei fondamentali diritti (lavoro stabile, pensione dignitosa, casa) proprio nella misura in cui è necessario preservare i corrispondenti diritti (lavoro parassitario e intoccabile, pensioni generosissime in rapporto a quanto versato, reddito da affitto da seconda casa, ecc.) usurpati (pardon: “acquisiti”) dalla generazione precedente.

    Da tutto questo deriva, evidentemente, che gli aiuti intrafamiliari-intergenerazionali che le famiglie danno ai figli (inclusa – a maggior ragione, e quale minimum – la possibilità di restare a casa fino a 30 anni, e oltre) non solo non può essere considerata in alcun modo una “graziosa concessione”, ma viceversa deve essere considerata come un obbligo “morale” (che peraltro sarebbe opportuno potesse trasformarsi presto in un vero e proprio obbligo giuridico).

    Si tratta infatti, in altri termini, della semplice *restituzione*, a livello micro (familiare), di una quota *minima* di quanto sottratto a livello macro (strutturale) nel passato (-> debito pubblico) e nel presente (-> lavoro precario *solo per i giovani*, riforma delle pensioni *solo per i giovani*, mercato della casa caratterizzato da prezzi esorbitanti *solo per i giovani*, giacché la “generazione dei parassiti” la casa – e spesso anche la seconda casa – l’ha comprata in modo relativamente facile: come è noto, l’80% delle famiglie è proprietaria della casa in cui abitano).

    Forse la lettura di questo “manifesto” (elaborato nel 2005, quando si parlava pochissimo del “problema giovani”) potrebbe essere di aiuto al signor ministro, che – non ha caso – è nato nel 1940, e per il quale la realtà attuale sembra non essere perfettamente intellegibile:

    Manifesto di Democrazia Giovanile
    http://www.democraziagiovanile.it

  4. Signor “Democrazia Giovanile”, se la gioventù ascoltasse lei, diventerebbe vecchia precocemente.
    Dopo la lettura del suo discorso ho le palle che mi toccano terra.
    Dai, quella di TPS, era una frase un po’ colorita per dire che in tanti non hanno voglia di andarsene di casa.
    Temo che la lettura del vostro manifesto non possa essere di nessun aiuto al Ministro.
    Semplicità.
    Di questo avremmo bisogno.
    Non di manifesti illeggibili.
    Almeno potreste provare a riscriverlo in italiano. 😯

  5. Signor “lucacicca”, se la gioventù non si sveglia e non comincia a capire di chi sono le responsabilità, la società italiana è purtroppo destinata all’estinzione. Ma – come del resto ammette – ha trovato il manifesto poco comprensibile. Se la “colpa” sia di come è scritto, o invece della incapacità di chi legge, non saprei dire. Resto comunque a disposizione per eventuali chiarimenti 🙂
    Suo,
    Democrazia Giovanile

  6. Ammetto di essere incapace a leggere il vostro manifesto.
    Comunque stai tranquillo, la società italiana non si estinguerà.
    Lo stesso concetto di italianità a me pare molto poco definito.
    Ops… E se ci fossimo già estinti?

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