Impossibile non ricordarsi del 9/11

Tutti gli americani di una certa età dicono di ricordarsi dov’erano e cosa facevano quando Kennedy è stato assassinato a Dallas.
Tranne uno: Kennedy.
(Tullio Avoledo, Lo stato dell’Unione e ioguido)

Per noi, uomini e donne degli anni 2000, l’evento di riferimento è senza dubbio l’11 Settembre.
Difficile non ricordarsi cosa stavamo facendo quando gli aerei colpirono le due torri.
Hanno ragione Eio, Livefast e Manteblog.
Per me il ricordo è ancora più indelebile.
Ero in viaggio di nozze e mentre il primo aereo colpiva il bersaglio, noi ce ne stavamo beatamente sopra la Torre Eiffel.
Il fatto di essere all’estero rese ancora più angoscioso l’evento.
E ci fece venire ancora più voglia di famiglia.

Luca

11 thoughts on “Impossibile non ricordarsi del 9/11”

  1. attento che quello non è l’incipit del romanzo di avoledo, la parte che fa ridere l’ha aggiunta ioguido per farne un Fincipit 🙂

  2. ho saputo la notizia per telefono da un’amica sindacalista. non avevo la televisione, così ho fatto la mia vita di sempre. sono andato a recuperare le foto delle vacanze dal fotografo. il tg4 mostrava con monotonia paranoica le immagini di repertorio dello schianto dei due aerei, mentre una cara amica – molto carina – raccontava al fotografo e a me di essere stata giusto un anno prima sulla terrazza di uno dei due palazzi. la sera ero a un aperitivo con un paio di amici: accanto a noi irene grandi discuteva con due agenti. questi ricordi sono un modo come un altro per aggrapparmi alla normalità.

  3. Ero all’Isola d’Elba con colei che dopo tre anni sarebbe divenuta mia moglie. Stavamo andando tranquillamente in spiaggia, quando vedemmmo un pò di gente davanti ad un barrino a guardare la televisione.
    Incuriosito, posai lo sgurado con più interesse sulle immagini che la TV mostrava e riconobbi lo sfondo di NewYork sovrastato dal denso fumo nero delle Torri ormai cadute e la voce di Mentana che berciava. Ci avvicinammo e chiedemmo cosa era successo: un signiore, sulla settantina, ci spiegò, aggiungendo in modo concitato e catasrofistico che quello era l’inizio delle terza guerra mondiale.
    Ricordo che leticai con la mia metà quando mi venne da dire che potevano essere morte anche 20000 persone, e le mi rispose in modo brusco: “ma che cazzo dici”!
    Mi arrabbiai, ma solo dopo un pò capii sia la sua che la mia reazione. Impotenza, paura e preoccupazione.
    Come tanti avevano già fatto o stavano facendo, chiamammo a casa, per sapere meglio o solo a causa di quella voglia di famiglia che anche a noi venne.

  4. Peccato che, come auspicò Terzani, quell’angoscia non sia stata trasformata in un’occasione di ripensamento per il nostro mondo occidentale.
    In nome di quella tragedia ne sono state compiute tante altre, ancora più gravi se possibile.

    @Marco: secondo me devi aprire un blog anche te. Ti potrebbe essere utile…

  5. Fu anche la mia stessa speranza. Mi immaginai i grandi del mondo mettersi a sedere e chiedersi da cosa derivasse tanto odio e come una simile forma di fanatismo, cieco davanti a vite innocenti, potesse ancora prendere campo: “Perchè ci odiano così tanto?”. Questa doveva essere la prima domanda. “Come possiamo rasserenare gli animi?” doveva essere la seconda. Non ho ben definito in termini pratici la risposta che doveva essere data: so solo che non è quella che abbiamo visto attuare!!!

    M

    PS:Aprire un blog? Ti ringrazio per l’idea, ma non credo di esserene capace e di saper raccontare granché…

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