Amnesty scrive a Bagnasco

Vi ho parlato ieri della condanna fatta da Mons. Bagnasco, Presidente della CEI, alla posizione di Amnesty International sull’aborto.

Paolo Pobbiati, Presidente di AI Italia, ha scritto una lettera a Bagnasco, il cui riassunto può essere questo:

Mai detto che l’aborto è un diritto umano, difendiamo le donne che hanno subito violenza sessuale.

Mi permetto di segnalarvi i passaggi salienti della lettera di Pobbiati:

I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno ‘solo’ stuprate. In situazioni di guerra, lo stupro e’ diventato una vera e propria arma di distruzione di massa.
[…]
Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito.
Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise.

In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno
massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli?
[…]
Amnesty International non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute. Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per aver preso quella decisione.
[…]
Questo e’ il cuore della posizione di Amnesty International, che pero’ non trova menzione nelle Sue parole di ieri ne’ nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica.
[…]
Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l’incidenza del ricorso all’aborto.

Dispiace che la CEI si sia scagliata così duramente contro un’associazione che da più di 30 anni si batte per il rispetto dei diritti umani degli uomini e delle donne di ogni parte del mondo.
Tra tutti gli esempi che potevano essere fatti per dimostrare la crisi morale del nostro paese, a me sembra che si poteva partire da qualche altra parte.

Ma contro le “derive che ci rendono ulteriormente avvertiti”, si può far ben poco.

Luca

6 thoughts on “Amnesty scrive a Bagnasco”

  1. ciao Luca, Simone mi ha segnato il tuo blog e ti faccio subito i miei complimenti per i temi che proponi e per come li proponi.
    Sul tema Amnesty e aborto vorrei proporti qualche lettura. Nel frattempo sappi che ci sono tantissime segnalazioni di soci italiani, anche “storici” di AI che si stanno dimettendo o, come minimo, dissociando dall’Associazione. E non credo che si tratti di pecoroni al guinzaglio di bagnasco. In generale quando parlano i Vescovi (alcuni Vescovi) si tende a pensare che essi sostengano tesi che vogliono creare (o forzare) un consenso ex post. In realtà spesso si tratta di una esplicitazione davanti all’opinione pubblica di una riflessione che è stata già condivisa, o addirittura, promossa da tanti laici “del settore”, come sui temi della vita, ad esempio.
    ma tornerò su questo.
    ciao

  2. Ciao Paolo, la scelta di Amnesty è stata frutto di un dibattito molto lungo ed acceso. E’ una posizione discutibile, non c’è dubbio.
    Su un punto credo che però possiamo essere d’accordo tutti e cioè che le donne che abortiscono non devono essere perseguitate per la loro scelta.

  3. Perseguitate o perseguite???
    Battute a parte, la depenalizzazione dell’aborto è cosa sacrosanta. Purtroppo, più o meno esplicitamente, avunq

  4. ..mi è partito il messaggio senza finirlo.

    Volevo dire che in realtà quello che è successo praticamente ovunque è stato che l’aborto è diventato un “diritto”.Quello che non va bene è proprio questo: bisognerebbe essere tutti d’accordo sia su quello che dici tu, ma anche sul fatto che non esiste un diritto ad abortire. Un “male minore” (così viene definito l’aborto da chi lo sostiene) non può mai essere un “diritto”.

  5. … e poi mi zitto.
    Sulla discussione interna ad AI vi proporrò alcune considerazioni di alcuni soci.

  6. Amnesty ha chiarito che non considera l’aborto un diritto, ma che vuole difendere le donne che vi ricorrano in seguito a stupro o in caso di gravi problemi fisici.
    La questione è complessa e temo che non ci possa essere una posizione condivisa da tutti.

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