Amnesty e l'aborto

AmnestyInternational

Durante l’apertura del Consiglio Episcopale Permanente, Mons. Bagnasco, presidente della CEI, ha criticato la posizione di Amnesty International sull’aborto. Le parole sono le seguenti:

Mi si permetta, al riguardo, un rapido ma accorato riferimento allo scenario internazionale. Ossia, alla vicenda che, nelle ultime settimane, ha visto protagonista Amnesty International, a proposito della clamorosa inclusione, tra i diritti umani riconosciuti, della scelta di aborto, magari anche solo nei casi di violenza compiuta sulla donna. Sono derive che ci rendono ulteriormente avvertiti del pericoloso sgretolamento a cui sono sottoposte le consapevolezze umane anche più evidenti, e della necessità quindi di una presenza qualificata a contrastare simili esiti.

Un primo appunto potrebbe essere fatto sull’uso dell’italiano: “derive che ci rendono ulteriormente avvertiti” forse è corretto, ma è orribile.

La posizione dei cattolici sull’aborto è nota, non c’è niente da dire.
Se può interessare a qualcuno, io la condivido pienamente.

Vorrei però spezzare una lancia a favore di Amnesty, perché devono essere chiariti alcuni punti.
La posizione di Amnesty sull’aborto è stata ufficializzata in occasione del suo XXVIII Congresso internazionale ed è il risultato di due anni di consultazioni molto complesse.
Nel comunicato di Amnesty si legge:

La posizione di Amnesty non è per l’aborto come diritto ma per i diritti umani delle donne che devono vivere libere dalla paura, dalla violenza e dalle coercizioni quando affrontano le conseguenze dello stupro e di altre violazioni dei diritti umani.

In sostanza Amnesty chiede che sia garantito alle donne vittime di stupro o in gravi difficoltà fisiche ad abortire senza che per questo siano perseguitate.
Amnesty specifica che:

  • non svolgerà campagne generali in favore dell’aborto o di una sua generale legalizzazione;
  • non giudicherà se l’aborto sia giusto o sbagliato;
  • non consiglierà a singole persone di proseguire o interrompere una gravidanza;
  • non prenderà posizione sul fatto che una donna debba o meno abortire nelle circostanze sopra descritte, ma chiederà agli Stati di assicurarle la possibilità di ricorrere all’aborto in maniera sicura e accessibile e di prevenire gravi violazioni dei diritti umani correlate alla negazione di questa possibilità;
  • naturalmente, proseguirà a opporsi a misure di controllo demografico coercitive come la sterilizzazione e l’aborto forzati.

Insomma, forse ora la posizione di Amnesty International è più chiara.
Si può rimanere contrari a questa scelta, ma credo che sia un po’ ingeneroso dire che la posizione di AI “ci renda ulteriormente avvertiti del pericoloso sgretolamento a cui sono sottoposte le consapevolezze umane anche più evidenti”.

Sentitevi ulteriormente avvertiti. 😯

5 thoughts on “Amnesty e l'aborto”

  1. Premesso che sono favorevole alla possibilita’ della donna di scegliere se portare avanti una gravidanza o meno.

    Ma mi chiedo: perche’ portare avanti una discussione accusatoria su leggi e comunicati.. e cercare di promulgare leggi pro-cattolicesimo (purtroppo riuscendoci).. e non lavorare all’interno della Chiesa?

    La Chiesa e’ contraria all’aborto. Ottimo. Giustissimo e coerente. I fedeli seguono i dettami della Chiesa, e della loro coscienza (spero.. alcuni-senza riferimenti a persone conosciute Luca-mi sembrano proprio pecore).
    I cattolici non abortiscono. Le suore violentate accetteranno quel figlio come dono divino.Si cerchera’ di risolvere con la fede il trauma di uno stupro. Perfetto. Liberissimi e devo dire anche da ammirare per il coraggio.
    Ma perchè io devo “subire” questo pensiero anche nella mia vita e nelle mie scelte?
    Si lavori sui valori esistenziali dei fedeli e non all’esterno. Si insegni ai propri figli il valore della vita, dell’embrione, di tutto quello che si vuole. E li agirai da vera guida spirituale.

    Un cattolico se vuole puo’ scegliere di non abortire.. Io non posso scegliere di avere un figlio a modo mio.

    Sto uscendo fuori tema scusa 🙂

  2. sempre profondi i tuoi post (ti ho pensato oggi leggendo le nuove accuse alla cura fiorentina…)

    peccato che il presidente della cei non sappia l’italiano, e peccato che vada a occuparsi delle organizzazioni non religiose, invece di chiarire – prima le posizioni della Chiesa a enti religiosi (che siano progressisti o tradizionalisti…). come non sopporto chi – non cattolico – critica la chiesa, non mi piace che la chiesa critichi le associazioni non confessionali.

  3. @Elena: non sei affatto fuori tema. La Chiesa ha i suoi valori, a volte portati avanti in modo incoerente, ma sono quelli. Ritenendo tali valori necessari per la realizzazione dell’uomo e della donna li propone alla società, a volte in modo “violento”. La politica, quella con la p maiuscola, dovrebbe riuscire ad ascoltare le esigenze della Chiesa, così come delle altre confessioni religiose, e poi decidere in perfetta autonomia. In Italia il problema non è l’ingerenza della Chiesa, il problema è l’ipocrita adesione dei politici al cattolicesimo. Salvo poi andare a fare festini a base di coca e di troie.
    @yetiste: anch’io ho trovato l’attacco ad Amnesty ingiusto, soprattutto considerato quanto da 30 anni fa per difendere la dignità degli uomini e delle donne. Ho letto anch’io l’articolo su Repubblica; non commento, perché si parla di una confidenza fatta da un anonimo prete senese e qui si rischia la querela…

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