Ora io non vorrei sembrare cinico, ma secondo voi è sufficiente essere stati colpiti da un ictus per poter dire quello che si vuole?
Umberto Bossi non può dire qualunque cosa voglia senza mai pagarne le conseguenze, soltanto perché è malato.
La libertà non si può più conquistare in Parlamento ma attraverso la lotta di milioni di uomini disposti al sacrificio in una guerra di liberazione.
[...] (tra le file della maggioranza c’è) un odio razziale e ideologico contro i popoli del Nord».
Qualcuno è in grado di spiegargli che non esiste una razza dei popoli del Nord?
Come dice giustamente Pino Scaccia, questo è vero razzismo.
[...] E forse la battuta più grave riguarda il presunto …odio razziale contro i popoli del nord. Accreditando di fatto l’idea che il popolo del nord appartenga a un’altra razza. Sì, razzismo puro.
Le cose sono due.
O le classifiche della blogsofera sono minchiate oppure non lo sono.
Se però una classifica, come Blogbabel, introduce un cambiamento talmente drastico che in un colpo solo molti blog perdono o guadagnano centinaia di posizioni allora significa che c’è qualcosa che non va.
Ad esempio il mio blog sale dalla 681 alla 369.
Ci sono casi eclatanti come quello di Downloadblog, sceso dalla posizione 7 alla 82.
Non sono l’unico a pensarla così, anche Axell critica Blogbabel, soprattutto per non tener conto delle statistiche di Feedburner, che sono forse quelle più significative per un blogger.
Insomma, qualche tempo fa avevo provato a criticare BlogBabel, ma mi ero tirato contro le ire di Ludo, poi aiutato da Sw4n, che mi aveva definito marchettaro per Wikio.
Ribadisco ancora una volta che Blogbabel è un grande servizio, molto più attendibile di Technorati, ma sarebbe bene che decidessero una buona volta che cosa vogliono fare da grandi.
Ed in che modo.
Insomma, stamattina la maglietta rossa me la sarei voluta anche mettere.
Il fatto è che era freddo e diluviava.
Allora mi sono messo una camicia (non rossa) e la mia solidarietà alla Birmania la esprimo con l’header del blog.
E per fare schifo alla giunta militare io continuo a chiamarla Birmania.
Notizie in diretta dalla Birmania su PeaceReporter.
Se volete, passate a firmare l’appello di Amnesty per liberare gli arrestati di ieri.
Ieri pomeriggio durante Caterpillar un italiano in collegamento telefonico dalla Birmania ha detto che tutti i monaci buddisti sono stati arrestati e rinchiusi dentro un vecchio ippodromo.
Sui giornali e nei TG non ho sentito dire niente del genere.
Speriamo bene…
Pino Scaccia ci ricorda che sono già passati 10 anni dal terremoto che colpì l’Umbria e le Marche.
La scossa, che ebbe una magnitudo di 5,8 gradi Richter, provocò morti e danni incalcolabili al patrimonio artistico.
Ecco cosa ricorda Pino Scaccia, inviato sul campo, di quell’esperienza:
Quel che ricordo, soprattutto, sono le facce. Più delle ferite, della paura, di quelle notti insonni e freddissime, della fame. Ne ho vissuti tanti di terremoti, ma quello di dieci anni fa è stato forse il più terribile perché è stato lungo, infinito.[...]
Dicevo delle facce. Le ricordo perché è lì che ritrovi tutto. Ma non solo paura e sofferenza. Quel che mi rimane dentro (e rappresenta l’animo delle Marche che amo, quelle interne e contadine a fare da spartiacque al centro dell’Italia) sono i sorrisi delle vecchie. Razza forte. In genere le vecchie, quando c’è un’emergenza, sono trattate da esseri fragili, da aiutare, e invece erano loro – anche con il terremoto – a mandare avanti la baracca. [...]
Dopo le vecchie, ricordo i bambini. Fantastici bambini che riuscivano a sorridere e, anche loro, a darsi da fare per dimostrare che c’era bisogno anche di loro, e che quella era soprattutto la loro terra, da difendere, perché loro avevano più futuro davanti.
Poi quella gara di aiuti. E i vigili del fuoco, autentici eroi. Ricordo uno di loro, non marchigiano, venuto in soccorso da chissà quale parte d’Italia, che ha rischiato la vita per infilarsi dentro una casa irrimediabilmente lesionata, da abbattere. Aveva visto la padrona di quella casa piangere al pensiero di non rivederla più, delle ruspe. “Così non mi resta più niente, neanche i ricordi” ripeteva. Le avevano vietato di salire, era pericolosissimo, e a casa (era scappata subito, alla prima scossa della notte) aveva lasciato le foto del marito morto in guerra e del nipotino appena nato. Voleva quelle foto. Quel pompiere è salito, quasi sfracellandosi per le scale, e ha preso le foto. La memoria, talvolta, è più importante della vita.
Qui sotto un video che ricorda quell’evento, con le drammatiche immagini del crollo della Basilica di San Francesco ad Assisi ripreso in diretta.
Alla fine in Myanmar è successo quello che era facile prevedere.
La pacifica protesta dei monaci contro il regime militare è finita in un bagno di sangue.
Intanto all’assemblea dell’ONU i capi di stato sfilano per dire le solite cose che non portano mai a niente.
Quando la gente muore, l’ONU è sempre altrove.
Il rischio di una svolta repressiva obbliga la comunità internazionale ad agire con urgenza. Occorre dire al governo di Myanmar, con la massima chiarezza, che il prezzo di una nuova repressione, come quella del 1988, sarebbe altissimo. I dimostranti hanno il diritto di manifestare le loro opinioni e le autorità di Myanmar devono rispettare pienamente questo diritto. La Cina, come membro permanente del Consiglio di sicurezza e partner importante di Myanmar, deve giocare un ruolo fondamentale, così come i paesi dell’Asean, il Giappone e l’India devono usare la loro influenza per porre fine all’emergenza dei diritti umani in Myanmar.
Intanto il regime ha anche bloccato alcuni popolari blog di opposizione.
E anche questo è un segnale tutt’altro che incoraggiante.
Tra una cosa e l’altra, potrebbe interessarvi sapere che in Uganda sono stati colpiti da un alluvione disastrosa.
Sale il livello di emergenza per le alluvioni che hanno colpito oltre 300.000 persone in Uganda negli scorsi giorni, proprio alla vigilia dei raccolti, distruggendo case, scuole, edifici pubblici, strade e latrine. E il peggio deve ancora arrivare: il governo ugandese calcola che 1,7 milioni di persone nei prossimi mesi soffriranno la fame per la distruzione dei raccolti. A ciò si aggiunge l’emergenza sanitaria: si temono soprattutto epidemie di colera e di malaria. L’acqua stagnante del Nilo che ha rotto gli argini in prossimità del lago Kyoga, ad esempio, sarà terreno fertile per milioni di zanzare che diffonderanno la malaria tra le fasce più vulnerabili di popolazione.
AMREF è già sul posto e si sta mobilitando.
Se volete, potete cercare di aiutarli.
Finalmente Prodi ha seguito i consigli di Dini ed ha sconfessato l’ennesima promessa elettorale.
Quella di riequilibrare il prelievo fiscale sui redditi e sulle rendite finanziarie.
Il Programma dell’Unione diceva così:
In questi anni si è realizzato un drammatico impoverimento del potere d’acquisto dei redditi medio-bassi. Ma è anche stato riconosciuto un vantaggio fiscale alla rendita piuttosto che ai redditi prodotti dalle imprese. Dobbiamo invertire questa situazione attraverso una politica fiscale che realizzi:
[...]
la uniformità del sistema di tassazione delle rendite finanziarie a un livello intermedio tra l’attuale tassazione degli interessi sui depositi bancari e quella sulle altre attività finanziarie, con l’esclusione dei redditi di piccoli patrimoni, in coordinamento con l’imposizione societaria e la tassazione di dividendi e plusvalenze azionarie;
(pag. 203 del Programma dell’Unione)
Del resto ci aveva pensato Antonio Polito alcuni giorni fa a ricordarci come il Programma dell’Unione sia in realtà carta straccia.
“Sai da quante parti lo puoi tirare quel programma? E’ impossibile applicare tutto, che so’ 280 pagine”.
Queste erano state le sue parole
Se volete rinfrescarvi la memoria, potete ancora leggere il Programma dell’Unione (PDF).
Tanto per farvi una risata.
Amara.
L’Afghanistan torna a far parlare di sé.
Due militari italiani sono stati rapiti e prontamente liberati da un blitz coordinato tra i nostri militari e quelli inglesi.
Cinque rapitori sono morti nel blitz e i due italiani sono stati feriti, uno in modo molto grave.
Sembra che i rapitori, una volta sotto attacco, abbiano tentato di uccidere gli ostaggi.
L’ennesimo successo della nostra missione in Afghanistan.
Pino Scaccia, l’inviato del TG1, dovrebbe essere già in volo per l’Afghanistan.
Se nei prossimi giorni volete avere notizie di prima mano di un reporter sul campo, vi consiglio di tenere d’occhio il suo blog.
Intanto ci siamo ricordati di essere ancora in guerra.
E che in guerra la gente muore.
Capirai che novità!
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