Gianluca

Alla fine di tutto non si può però non restare colpiti dalle parole di Pessotto.
Un uomo che ha visto l’abisso e che ha avuto la forza per tornare indietro.

Una vera storia d’amore.

Si può essere juventini o meno.
Si può schifare il calcio e la cupola che lo governa.
Si può anche pensare che la Juve abbia rubato tutti e dico tutti i trofei che ha vinto.

Alla fine di tutto non si può però non restare colpiti dalle parole di Pessotto.
Un uomo che ha visto l’abisso e che ha avuto la forza di tornare indietro.

Una vera storia d’amore.

Ero pieno di fili, di tubi, di ferri. Non potevo parlare perché mi avevano fatto la tracheotomia. Ho trascorso tre mesi come una pianta dentro un vaso. Tre mesi da neonato assoluto: cambiato, svestito, lavato, girato e rigirato. In quelle condizioni vinci i tabù di qualsiasi tipo. Però, appena sei presente a te stesso pensi che tutto quello che hai è guadagnato, ogni gesto, ogni respiro in più. E sei felice.
La vita, dopo, come funziona?
“Con l’amore degli altri, con le tonnellate d’amore che ti rovesciano addosso. E non solo i tuoi cari, le tue bimbe, anche gli sconosciuti che t’incontrano per strada e ti dicono di essere contenti perché sei vivo. E neanche uno ti giudica”.
Esiste il momento preciso della rinascita?
A Natale sono stato in Uruguay, dal mio amico Paolo Montero. Dopo l’incidente, era rimasto a vegliarmi accanto al letto per due settimane. Quando sono stato da lui e l’ho abbracciato, è stato come se avessi abbracciato tutti coloro che mi erano stati vicino.
Come si torna da quelle terre, e perché?
Per benedire ogni giorno in più che respiri. La vita è un dono unico: per me, è stato doppio. La prima notte, i medici erano quasi sicuri di perdermi perché non coagulavo più. Il vero nemico è la solitudine, è come quando percorri i trenta metri verso il dischetto del rigore, solo che se sbagli il tiro muori. Ma se invece fai gol, la carica che ti resta dentro è enorme. Diventi più allegro, anche. Più spiritoso.
Come credi di esserti salvato?
Forse una mano dall’alto mi ha preso per i pochi capelli che avevo.
Ci pensi spesso?
No, ci penso sempre.

Luca