Non facciamo sempre i catastrofisti!

Norvegia

Non sono uno di quelli che crede nel catastrofismo.
Del tipo che fra 20 anni troveremo i coccodrilli nei nostri fiumi e che il mare avrà sommerso tutte le città costiere.
Chi ha una piccola conoscenza dei sistemi naturali, sa che è praticamente impossibile prevederne l’andamento futuro.
Sono troppe le variabili in campo.
La circolazione generale atmosferica è così complessa che a stento riusciamo a prevedere lo stato del tempo per i prossimi tre giorni.
Oltre il terzo giorno le percentuali di successo nelle previsioni si riducono drasticamente.

Analisi climatiche serie non possono essere fatte se non su intervalli temporali superiori ai 30 anni.
Il clima è cambiato, è vero. Ma lo ha sempre fatto.
I nostri genitori ci ricordano sempre la grandi nevicate che c’erano nei loro inverni.
Oggi sappiamo che tra gli anni ’60 e ’70 ci sono stati inverni con nevicate ben più imponenti della media, per cui il paragone con oggi è falsato.

Vi ricordate il buco dell’ozono?
Sembrava che saremmo dovuti tutti morire ustionati.
Qualcuno ha provato a dire che forse il buco dell’ozono c’è sempre stato, solo che non sapevamo che ci fosse.
Abbiamo scoperto la sua esistenza negli anni ’80 soltanto perché prima non ci avevamo mai guardato.
Tanto che oggi nessuno ne parla più.

Questo per dire che dobbiamo diffidare di chi prospetta scenari apocalittici.
L’uomo ha inquinato pesantemente il nostro pianeta e ne ha alterato molti equilibri.
La natura però si corregge da sola, raggiungendo un nuovo equilibrio dopo una perturbazione.
Tutta sta nel capire se il nuovo equilibrio raggiunto permetta all’uomo di vivere.
La stessa cosa vale per il clima.

L’inverno 2007 per ora è stato veramente un inverno anomalo.
Ma non si può desumere niente da una singola stagione.
Che, tra le altre cose deve ancora finire e potrebbe riservarci ancora qualche sorpresa.

Luca

Foto Webcam di Seppoladalen (Norvegia)

6 thoughts on “Non facciamo sempre i catastrofisti!”

  1. Probabilmente hai ragione, ma io un occhio più attento al rispetto dell’ambiente lo darei, non sarei così sicuro che non siamo responsabili di nulla

  2. Non voglio dire di non rispettare l’ambiente.
    Sono contrario a chi vuole vedere in qualsiasi fenomeno naturale una possibile catastrofe.
    Siamo responsabili di molti degli sfaceli naturali, ma forse non di tutti e non in modo così drastico come qualcuno dice.

  3. Io non sono così tanto d’accordo con te…si è vero la natura si sà correggere da sola, ma nelle ere passate non è mai stata cosi tanto “violentata” come in questo secolo. Nei tempi passati termini come sovrappopolamento, gas di scarico, biotecnologie, nucleare, fertilizzanti chimici, rifiuti industriali, materie radioattive ecc…non esistevano nemmeno nei sogni dei scienziati! LA verità, secondo me, è che l’uomo ha abusato della natura, e non dico oggi, forse nemmeno tra qualche anno ma se in futuro non correrà ai ripari, non sò se riusciremo a sopravvivere!
    ps. ieri sul mio blog ho postato qualcosa di simile…se vuoi dare uno sguardo!

  4. Non vorrei essere frainteso.
    L’uomo ha inquinato ed inquina pesantemente il pianeta terra. Spesso ha alterato i normali cicli naturali.
    Capire quanto l’intervento dell’uomo riesca a perturbare i sistemi naturali è però cosa molto complessa.
    Troppo complessa per Studio Aperto e gli altri media che si divertono a vedere catastrofi ovunque.
    Bisognerebbe riuscire a parlare di queste questioni senza isteria e senza gridare al disastro se si verifica un inverno anomalo.
    I suggerimenti che tu dai alla fine del tuo post sono totalmente condivisibili.

  5. Allora scusa se ti ho frainteso, ora che hai chiarito posso dire che siamo sulla stessa lunghezza d’onda…poi, il fatto che i media danno notizie catatofiche coem se fossero “caramelle” è solo per il fatto che le catastrofi fanno notizia e quindi ascolti, bisognerebbe prenderle con le molle…cmq hai ragione è troppo facile gridare al disatro, invece che parlarne con calma, spigarne i motivi e gli eventuali rimedi!ciao e alla prossima!

  6. Purtroppo il livello della divulgazione scientifica in Italia è bassissimo. Viene tutto affidato ai giornalisti che in rarissimi casi hanno avuto una formazione di tipo scientifico.

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