Ogulsapar Muradova

Da alcuni anni faccio parte della Rete Azioni Urgenti di Amnesty International.
Quando ci sono casi ritenuti particolarmente urgenti e gravi, Amnesty spedisce ai soci ed ai gruppi iscritti a questa rete una scheda in cui viene descritto il caso in questione e nella quale vengono suggerite le richieste da inserire nell’appello.
Quando ricevo una UA (Urgent Action) devo leggermi la scheda, scrivere l’appello in inglese ed inviarlo alle autorità, i cui indirizzi e numeri di fax sono indicati nella scheda. Il tutto deve avvenire rapidamente, possibilmente lo stesso giorno in cui si riceve la UA.
Dal Giugno scorso sto seguendo una UA che è stata emessa inizialmente per protestare contro l’arresto di sette persone in Turkmenistan. Di queste sette persone, quattro sono state liberate e tre sono state condannate a pene variabili tra sei e sette anni di carcere per “acquisto, possesso o vendita illegale di munizioni o armi“. In realtà l’unica colpa di queste persone è quella di far parte di una associazione, la Turkmenistan Helsinki Foundation, che si batte per il rispetto dei diritti umani in Turkmenistan.

Qualche giorno fa avevo spedito i miei appelli per protestare contro l’iniquità del processo e per chiedere che i tre condannati fossero protetti dal rischio di maltrattamenti e torture.

Ieri mi è arrivato un nuovo aggiornamento sulla UA, con un oggetto inequivocabile: “Death in custody”.
Uno dei tre condannati, Ogulsapar Muradova, è morta in carcere.
Lo ha comunicato il Ministero della Sicurezza Nazionale ai tre figli della donna.

OgulsaparMuradova

Ogulsapar è sicuramente morta a causa delle torture ricevute in carcere.
La sua colpa? Aver condannato le violazioni dei diritti umani nel suo paese.
Ogulsapar Muradova aveva 58 anni, era una giornalista ed era una corrispondente di Radio Liberty.

Ieri sera ho spedito i nuovi appelli, invocando un’indagine sulla morte di Ogulsapar e chiedendo la liberazione degli altri due condannati (Annakurban Amanklychev e Sapardurdy Khadzhiev), che Amnesty ha adottato come prigionieri di coscienza.

Non è la prima volta che una persona, per la quale scrivo i miei appelli, muore.
Ogni volta di senti defraudato. Umiliato.
Difficile riuscire a spiegarlo.

Luca

Foto Radio Free Europe/Radio Liberty.