Alla faccia del freddo!

Stamattina mi sveglio, raggiungo la cucina trascinandomi sulle braccia ed apro la finestra.
Già! Mi ero scordato di essermi trasferito in Lapponia.
Lapponia?
Fuori la temperatura è clamorosa.
La mia stazione meteorologica segna -8.8° C.

Esco, scongelo l’igloo che si è formato sopra la macchina e parto.
La sensibilità alle mani comincia a tornarmi quando sto per arrivare in ufficio.

Alla faccia del freddo!
Abbiamo anticipato i giorni della merla*.

Luca

Secondo la tradizione popolare gli ultimi tre giorni di gennaio coincidono con i tre giorni più freddi dell’inverno.
Tanto che perfino la Merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino.
Il suo manto divenne grigio per la fuliggine e da allora rimase di tale colore.

3 thoughts on “Alla faccia del freddo!”

  1. Fra le altre cose un paio di giorni fa è uscita dal parlamento una legge che impone di abbassare i riscaldamenti delle case di un grado perchè con il freddo polare che è venuto la Russia, da cui importiamo il 25% del nostro gas, ci sta chiudendo i rubinetti…
    Incomincia a sentirsi la crisi energetica, nei prossimi anni la tendenza sarà in peggioramento. Forse ha ragione Bertinotti quando dice che forse sarebbe meglio tagliare il condizionamento d’estate piuttosto che il riscaldamento d’inverno, anche se anche in piena estate in città i collassi per il caldo, sopratutto nella terza età sono sempre più frequenti.

  2. Ci vorrebbe un utilizzo sostenibile e consapevole delle risorse energetiche.
    Non diamo all’energia l’importanza che ha.
    Ce ne accorgiamo soltanto quando arriva un blackout.
    Dovremmo educarci al risparmio energetico.

  3. bhè… il problema fondamentale è che di energia proprio non ce n’è, secondo gli andamenti più rosei siamo (noi come mondo) con il culo a terra (termine non scientifico ma che rende bene l’idea).
    Considera che l’unica risorsa realmente abbondante sarebbe il carbone considerando che con il gas naturale siamo quasi arrivati a saturazione (come purtoppo, almeno in italia, è già capitato con l’idroelettrico) , probabilmente siam già in fase discendente nella curva del petrolio (insomma abbamo superato il punto critico) e che, almeno per i prossimi 20 anni (escludendo miracoli) il combustibile fossile rimarrà comunque il combustibile principe (coprendo circa un 90% del totale).

    L’idrogeno purtroppo rimane, senza la fusione (più pulita senza scorie e con un decadimento radioattivo infinitamente più veloce della fissione) o le celle a combustibile (che necessitano ancora di migliorie per diventare realmente competitive, ma mostrano, per adesso, una grande potenzialità di miglioramento) solamente un vettore energetico (nel senso che bisogna ottenerlo tramite l’uso di energia che non c’è e l’energia ottenuta a fatica copre i costi di produzione).
    Il solare (fallito il bel progetto di Rubbia a causa di problemi fisici/termodinamici per il solare condensato per le alte potenze) aumenterà, ma non a livello significativo (potendo però essere vantagioso per uso domestico) coprendo circa un 2-3% del totale (se non sbaglio, poco di più poco di meno).
    Il nucleare sembra l’unico competitivo contro i gas serra, considerando le potenze in gioco (si parla comunque di generatori breeding di ultima generazione senza i quali l’U235, necessario per avviare il processo, finirebbe nel giro di 100 anni). Purtroppo per problemi di accettazione sociale (i problemi legati ai pericoli delle centrali veri e propri ci sarebbero solo se aprissero le centrali da noi che siamo, notoriamente, dei “ciaffoni”) e di stoccaggio delle scorie (non sono molte le saline, uno dei pochi posti dove è relativamente sicuro che le scorie rimangano inerti per secoli, visto che, essendosi formato il sale, in quei luoghi non è passata acqua per milleni, isolando così le scorie per un tempo necessario al dimezzamento o alla totale caduta).
    Insomma ci sono pro e contro. Se fossimo in un mondo più giusto l’africa dovrebbe avere una quantità di energia molto superiore a persona (sono poco sopra il livello minimo di sopravvivenza…in media) e noi (europei, MA sopratutto americani [che consumano più del doppio di noi a cranio l’anno] e parte dell’asia) dovremmo rinunciare a molte delle nostre possibilità riducendo di molto il nostro fabbisogno energetico (togliendo TV e PC e qualsiasi bene di secondaria necessità che richiede troppa energia, per vivere bene, almeno in Italia ci basterebbe 1/3 dell’energia che usiamo a testa).

    E’ un problema serio quello in cui ci troviamo che non può essere risolto da un giorno all’ altro. Nel nostro paese, che non è che sia rinomato come un paese di volpi sul piano della programmazione energetica, bisognerebbe fare come in Francia: decidere un indirizzo energetico e seguirlo per decenni indipendentemente dal governo al potere, altrimenti cambiando tutto o in buona parte di 4 anni in 4 anni non si arriverà comunque da nessuna parte.

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