Lo Stato e la Sisal come assassini

Un ragazzo di sedici anni si è ucciso perché aveva giocato 30.000 euro al lotto nella ricevitoria della sorella. Una volta scoperto, non ha resistito alla vergona…

Questa, come tante altre tragedie di questo tipo, finiscono direttamente sulla coscienza della Sisal, che guadagna svuotando le tasche dei giocatori, e dello Stato Italiano, che si rende complice di questo.

Lo so che nessuno obbliga gli italiani a giocare.
E che ognuno può spendere i suoi soldi come gli pare.
Ma lo Stato non ci dovrebbe guadagnare nemmeno mezzo euro.
Il gioco andrebbe trattato come l’alcolismo.
E’ una malattia.

Non si può pubblicizzare il gioco d’azzardo in TV.
Sulle schede del lotto ci dovrebbero scrivere:
“Il gioco rovina te e le persone che ti stanno vicino”.

Ci illudono di poter cambiare vita.
Ma i soldi si guadagnano, non si vincono.

Luca

7 thoughts on “Lo Stato e la Sisal come assassini”

  1. Vè che lo stato ci guadagna anche con sigarette e alcolici…
    Ci sono gruppi specializzati nel recupero di giocatori d’azzardo anche. Il fatto è che non si può impedire a qualcuno di giocare o di bere o di fumare (guarda il proibizionismo in America che adesso è uno dei paesi con il più alto tasso di alcolisti …)
    Bisogna dare anche fiducia alle persone e sperare nel loro buon senso e nella loro capacità di misura. C’è anche gente che si uccide o finisce in miseria perchè spreca tutti i suoi soldi in vestiti firmati vivendo ad un livello molto superiore a quello che il proprio stato economico permette. Non si può sempre intervenire in questi casi. Ci deve essere anche la libertà di sbagliare.

  2. a parte il fatto che in certi stati lucrano anche sul casinò, vedi il Nevada, vedi in Croazia, se non sbaglio,ma di quest’ultimo non son sicuro, c’è anche il Casinò di Venezia quindi…
    Il lotto è come le scommesse sportive, come i casinò, non c’è differenza il punto è che le persone devono avere un senso della misura, come un bicchiere ogni tanto non fa male lo stesso può valere per una schedina ogni tanto, una partita a Poker ogni tanto, ecc… Non dirmi che tu non hai mai giocato d’azzardo… non hai mai fatto una scommessa?! Probabilmente sì, eppure non ti sei mai “rovinato”, perchè? Perchè hai senso della misura, sai quando fermarti.

    Bloccare la possibilità di scommettere, e non parlo solo del lotto, traformerebbe il gioco in un monopolio della malavita (tu impedisci le scommesse pubbliche,ma gli scommettitori continuano ad esistere, se l’offerta pubblica cala, la domanda va per altre strade),
    Se ci aggiungi poi sanzioni per chi gioca, trasformeresti il tutto in uno stato di Polizia.
    Privatizzare il gioco d’azzardo alla Berlusca allora? Non so a te, ma a me proprio non piacerebbe quest’ultima ipotesi

  3. Il gioco d’azzardo è già illegale.
    Non dico di abolire il lotto.
    Mi piacerebbe che lo stato non ci guadagnasse sopra.
    Nient’altro.

  4. Uriele, non lo so perché.
    Devi sempre polemizzare.
    La mia riflessione voleva condannare il fatto che lo stato guadagni sulle scommesse e sul gioco d’azzardo.
    Basta.
    Non voglio impedire a nessuno di rovinarsi.
    Vorrei soltanto che non fosse lo stato a rovinare i malati di gioco.

  5. E’ uno sporco lavoro,ma qualcuno lo deve fare e per me è meglio lo Stato della criminalità organizzata. Poi al massimo se parte di quei soldi fossero reinvestiti nell’educazione e nella salute non sarebbe male.
    Ho visto i casini che son successi in sto governo poi con alcune privatizzazioni.
    Non dico che sia un bene, anzi me ne guardo, ma fra le varie possibilità lo considero il minore dei mali. Prima o poi si potrà eliminare il gioco d’azzardo, forse, ma è una questione di coscienza sociale ed educazione, bisogna incominciare dalle radici, come in ogni cosa.
    Ed incominciare a lavorare dalle fondamenta è sempre un processo lento, molto più lento delle “migliorie politeche” che cercano di agire sul problema in “tempi elettorali” senza pensare al fatto che, con un certo humus culturale il problema NON è risolto, al massimo viene celato all’opinione pubblica o momentaneamente sotterrato.

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