La montagna ha restituito ciò che aveva nascosto

Ieri è stato ritrovato il corpo di Guenther Messner, fratello di Reinhold, morto nel 1970 durante la discesa dal Nanga Parbat, il nono ottomila dell’Himalaya.

Ci sono voluti 35 anni per scagionare Messner dall’accusa di aver abbandonato il fratello durante la salita a quella che viene considerata una delle cime più pericolose del mondo.
Si perché il capo della spedizione dichiarò che il fratello più piccolo di Messner era morto durante l’ascesa e non durante la discesa e che Reinhold, pur di non rinunciare alla conquista della vetta, lo aveva abbandonato, ormai stremato.

Due anni e mezzo fa fu trovato, nella zona indicata da Messner, un frammento osseo che è risultato essere appartenente al fratello. Questo confermò la versione dell’altoatesino: Guenther era morto durante la discesa lungo il versante Damir, strada mai percorsa da nessuno prima di allora e quindi sconosciuta.

Ieri la conferma definitiva, arrivata grazie al ritrovamento del corpo di Guenther.

35 anni per dimostrare di non aver abbandonato il proprio fratello. Non sono pochi.

Messner in quella spedizione perse alcune dita dei piedi e, al ritorno in Italia, si fece 3 mesi di clinica per riprendersi dallo shock.
Prima di diventare forse il più famoso alpinista del mondo.
Se volete, leggetevi la storia qui.

Luca