Il papetto è morto

Sabato sera il Papetto è morto.

Eravamo in Duomo con i ragazzi per partecipare ad una veglia di preghiera per lui, quando il Vescovo ha comunicato che “Il Santo Padre ci ha lasciato”.
La reazione di tutti è stata molto composta, come è giusto che sia per chi cerca di credere nella vita eterna.

Resta la sensazione di vuoto.
Perché il Papa avrà anche avuto i suoi difetti, sarà anche stato eccessivamente rigido in certe sue posizioni, soprattutto sulla morale, ma è stato comunque un faro nella notte, soprattutto per noi giovani.
I giovani lo hanno amato perché il Papa si è dimostrato credibile, coerente e perché ha fatto sentire i giovani importanti, li ha rassicurati e li ha dato fiducia. A differenza di quello che fanno di solito gli adulti, genitori in primis.

Per questo G.P. II resterà il Papa dei giovani, nonostante tante sue chiusure. Perché si può essere anche rigidi, ma se si dimostra di credere in quello che si dice, non si può non essere rispettati.
Spero che la morte di questo Papa possa aiutare tanti giovani a riavvicinarsi a Dio, senza conversioni clamorose. Come quelle che si vedono in questi giorni in televisione. Perché i giovani cattolici non sono (soltanto) i papaboys intervistati dai telegiornali. Ci sono anche tanti ragazzi, un po’ più sobri, più intelligenti e forse più consapevoli delle loro scelte. Che preferiscono pregare in camera loro, quando nessuno li vede, piuttosto che fare grandi sceneggiate in piazza.

La fede è una cosa seria. O quanto meno più seria di come ci fanno vedere in TV.

Luca