Umiltà

Nell’epoca del tutti che sanno tutto, del te lo faccio vedere io, dell’arroganza assurta a stile di vita, mi ha colpito molto il saluto che Simone Padoin, calciatore della Juventus, ha lasciato ai suoi tifosi tramite il profilo Instagram della moglie.

E GRAZIE a tutti i tifosi che in questi anni ci hanno fatto sentire il loro appoggio e personalmente mi hanno apprezzato nonostante le mie qualità mediocri per il livello Juventus ma che hanno capito che in ogni occasione ho cercato di onorare la maglia dando tutto me stesso: i vostri complimenti mi fanno provare sinceramente un po’ di vergogna perché penso di non meritarmeli e per questo vi sarò eternamente grato… Me ne vado via felice e con profonda soddisfazione e fierezza pensando di aver dato anche solo un briciolo di contributo a tutti i trionfi che abbiamo avuto la fortuna di avere in questi ultimi 5 anni… In poche parole GRAZIE JUVE !!!! Vi saluto tutti con grande affetto, facendovi un grande in bocca al lupo per il futuro…

Simone Padoin

Luca

Via | Il blog di Linus

Basterebbe guardarsi negli occhi per quattro minuti

C’è una teoria che dice che è sufficiente mettere due persone l’una davanti all’altra a guardarsi negli occhi per quattro minuti per far nascere un legame tra loro.

La sezione polacca di Amnesty International ha indetto una campagna dal titolo “Look Beyond Borders (guarda oltre i confini)” che ha promosso tramite il video che vedete qui sopra.

Alcuni rifugiati arrivati in Europa nell’ultimo anno sono stati fatti sedere per quattro minuti davanti ad un cittadino europeo.
Grandi imbarazzi, grandi pianti e finisce che molte barriere si rompono.

Luca

Giacinto, detto Marco

Chi muore ha sempre ragione.
Pannella era una persona che la ragione se la prendeva sempre per sé, figuriamoci se non gliela possiamo concedere in questi giorni.

Fa sorridere chi oggi manda messaggi di apprezzamento ad un politico che “anche se la pensava diversamente da me, ho comunque sempre rispettato la sua passione”.
Fa sorridere, perché a me pare difficile scindere Pannella dalle sue idee e dalle sue battaglie.
Pannella non sarebbe stato Pannella senza le sue idee così ben delineate e definite.
Solo che erano idee non incasellabili dentro una delle nostre banali convenzioni con cui siamo soliti suddividere la politica.
Pannella era di destra, era di sinistra, era di centro, era perfino cristiano in certe sue commoventi battaglie per la fame nel mondo o per i diritti delle minoranze religiose.

Per questo poi rimanevamo tutti sorpresi quando lo vedevamo una volta candidarsi con Berlusconi, la volta successiva con il centro-sinistra o la volta dopo ancora con i reduci dei socialisti.
Perché le battaglie di Pannella sono sempre state, se me lo concedete, extra-parlamentari.
Erano battaglie troppo alte e troppo universali per poter essere sbrigate nelle piccole, piccolissime attività di un parlamento abituato a non volgere mai lo sguardo più in là delle elezioni successive.

Io, pur non avendolo mai votato, sono sempre stato affascinato dal suo carisma, da quei suoi pensieri che potevi riuscire a districare soltanto dopo esserti fatto l’orecchio ad ascoltarlo nelle sue interminabili trasmissioni della domenica sera su Radio Radicale con Massimo Bordin.

Marco Pannella ha condotto battaglie sacrosante, molte giuste, alcune forse sbagliate, tutte però sempre rivolte alla sua idea di migliorare il mondo e di far star meglio le persone.

Giacinto, detto Marco era un pazzo egocentrico, megalomane come solo una persona con il suo carisma può essere.
Da anni non riuscivamo più a capirlo.
Troppe idee in quella testa, troppe cose da dire tutte insieme, tutte urgenti, tutte importanti.
Non aveva più tempo.

È stato sicuramente uno dei politici più belli che abbiamo avuto in Italia.

Se ne è andato in un modo splendido, accogliendo, nella cucina della sua mansarda romana, amici e compagni che in questi ultimi mesi sono passati a salutarlo.
Se ne è andato vivendo fino all’ultimo giorno la sua malattia, dopo che per 50 anni ci ha rotto le palle con l’eutanasia.
L’ho detto, le idee di Pannella non sono mai state incasellabili.

A casa di Marco #Pannella

A photo posted by Nomfup (@nomfup) on

Su Radio Radicale trovate un video che ne racconta tutta la storia.
Vi ho linkato qui sotto il punto in cui vengono mostrati alcuni minuti di un dibattito televisivo.
Era il 1983, con lui in studio c’erano Andreotti e Marianetti (prima CGIL, poi deputato socialista).

È un pezzo commovente.

Marco Pannella era un gigante.
Non ne vedremo più di politici come lui.

Luca

Vogliamoci bene

Da ieri finalmente le unioni civili sono diventate realtà.
È stato indubbiamente un giorno importante per la nostra giovane eppure così anziana democrazia.
Non è che ci sia tutto questo motivo di festeggiare, visto che è un provvedimento che aspettavamo da 20 anni e che è già stato superato dalle trasformazioni sociali che stiamo vivendo.

Eppure credo sia giusto, una volta tanto, essere felici per questo passo avanti.
Matteo Renzi aveva promesso che avrebbe legalizzato le unioni civili, ed è stato di parola.
Perché hai voglia a dire che siamo governati da un despota, ma se il governo non avesse messo la fiducia su questo provvedimento, il parlamento non sarebbe riuscito nemmeno in questa legislatura ad approvare le unioni civili.
Sarà pure un governo di destra, ma tutte le anime belle che hanno guidato il centro-sinistra fino ad ora non ci erano riuscite.

Renzi ieri, nel festeggiare per l’approvazione, ha ricordato una sua amica, Alessia.
Io di quella storia me ne ricordavo.
Ne avevo pure scritto in questo blog, perché era una bella storia di amicizia tra persone molto diverse.
E mi era piaciuta.